Fuori l’ultima delle quattro interviste realizzate da Blazhype in esclusiva per Hiphoptender.com, in occasione del secondo evento targato Blazhype X GoaBoa che vedrà in concerto Tedua venerdì 10 febbraio al Crazy Bull Cafè di Genova! Le interviste accompagneranno i giorni precedenti l’evento del 10 febbraio e verranno pubblicate seguendo l’ordine delle performance degli artisti che supporteranno, in apertura, il live show di Tedua: è il momento di Bresh.

Bresh, nome d’arte di Andrea, classe ’96, è cresciuto a Bogliasco, nell’estremo levante genovese. Da qualche tempo convive a Milano con Tedua, Rkomi, Sonny Willa.
Le nostre domande hanno tirato fuori un po’ della sua interiorità, confermando di essere un ragazzo giovane ma di carattere.

  • Da oltre un anno tu vivi a Milano. Quanto ha influito la convivenza con altri rapper sulla tua crescita artistica?

Bella domanda! Quando mi sono trasferito a Milano, Mario e Mirko non avevano ancora questa popolarità, ma nel giro di un anno sono riusciti a guadagnarsi la visibilità e la stima di una grande fetta di scena italiana. Io, essendo comunque due anni più piccolo di loro, mi sono preso i miei tempi per elaborare la mia idea di musica e quello che volevo realmente fare. Avendo in casa con me due personaggi della scena così forti, non potevo permettermi di essere artisticamente uguale a loro, ma la loro influenza mi ha aiutato a portare avanti la ricerca dentro di me e a perfezionare il mio stile per caratterizzarmi ancora di più.
Allora sì, tutto questo è servito alla mia crescita artistica perché ho riconfermato il mio stile, il mio stampo, un mio modo di fare musica con cui si potesse identificare Bresh, differenziandomi dagli altri e da tutti quanti.

  • In molti paragonano il tuo linguaggio a quello di Tedua, definendolo “poetico” e “alieno”. A noi questa visione piace molto, tu sei d’accordo?

Io e Mario abbiamo un linguaggio forse “meno standard”, se si può dire. Vengono messi a confronto perché in un certo modo io e lui abbiamo due personalità simili. Relativamente simili, insomma, abbiamo dei punti in comune ma ognuno dice le cose a proprio modo: io in una maniera, lui in un’altra. Ci siamo ritrovati insieme allo Studio Ostile quando non eravamo nessuno e crescendo insieme anche la nostra formazione artistica si è modellata sullo stesso stile. Sì, posso dire di esser d’accordo con voi, anche se entrambi abbiamo modalità diverse di approccio alla scrittura.

  • Quale potere ha su di te lo scrivere rime?

Che potere hanno le rime su di me, beh, lo stesso potere che ha su di un pallanuotista l’andare in vasca; oppure l’emozione di un golfista che prepara le sue mazze per andare a giocare. E’ come se facessi uno sport, il mio è questo, non cambiano le cose: c’è meno attività fisica, un po’ più di attività celebrale. Scrivere i miei pensieri su un foglio mi aiuta ad esprimere cose che parlando non riuscirei a dire. Se mi date una quartina o le solite 4 barre diciamo che mi è più facile dirvi quel che ho in testa.

  • In moltissimi aspettano un tuo disco. Ci racconti qualcosa dei tuoi progetti futuri?

Il mio mixtape in arrivo si chiama “Baghera”: è composto da tracce mie, con alcuni featuring. Quasi tutti i pezzi sono stati prodotti. Dentro troverete qualcosa che è già uscito, delle tracce che usciranno adesso e degli inediti. Il titolo “Baghera” è ispirato dal personaggio de “Il Libro Della Giungla”. Io ho un amore per le pantere innanzitutto dal punto di vista estetico, in secondo luogo mi piace l’attitudine che hanno nella giungla, nel senso che sono animali forti, veloci, scattanti, decisi ma allo stesso tempo non hanno la potenza di una tigre o di un branco di leoni, no? Stanno più sulle loro, in un certo senso sono più “pensanti”, riflessive, ma nonostante ciò non è che vai a rompere le palle alla pantera, altrimenti quella ti sbrana. Diciamo che si fanno i cazzi loro, ecco, la vedo così. Anche lo stesso Baghera dà molto da riflettere come personaggio.

  • Dove ti vedi tra cinque anni?

Tra cinque anni vorrei poter dire di essere arrivato da qualche parte con la mia musica, sperando di rendere questa mia passione anche redditizia. Altrimenti mi vedo all’estero, a scappare un attimo da questo mondo per poi magari ritornarci, mi spiego? Probabilmente andrei a fare qualche anno di volontariato in un paese del terzo mondo, mi vedo così. Forse la mia è una visione un po’ mistica, ma è la verità. Non riuscirei a sopportare il fatto di dover rimanere qua a lavorare come tutti gli altri. Qua ci torno quando sono felice di rimanerci e so che un giorno potrò tornare e restarci con la tranquillità del caso.

 

(Ada Senelli, Mirco Bernardis)