Il Sud Italia ha come sempre alcune delle realtà più luccicanti della scena hip hop italiana. Ricca è la storia Urban scritta da interpreti napoletani così come è ricco oggi il nuovo scenario campano. La 365 Muv si sta imponendo come una realtà forte, che ha ben ereditato gli antichi fasti della musica napoletana ma allo stesso tempo è riuscita nell’ardua impresa di rinfrescarla (mantenendo invariata la leggendaria qualità artistica). Bene, parte di questo movimento è MV Killa, rapper napoletano che dopo qualche tempo passato in sordina torna prepotentemente nella scena che conta, forte di una crescita artistica e spirituale tangibile. Ecco a voi l’HHT x 5 con MV Killa.

  • Parlaci dei tuoi progetti, cosa hai in cantiere?

Sto lavorando al mio primo progetto da solista, uno street album, che penso sarà disponibile sulle piattaforme streaming del web e in free download. Sono a buon punto, devo solo chiudermi in studio un altro po’. Poi per il resto stiamo anche cominciando i lavori per il Mixtape 365.

  • Spiegaci il movimento 365, come nasce e perchè.

Il movimento 365 nasce qualche anno fa, principalmente dall’amicizia e l’unione che la musica ha saputo darci con l’aggiunta di ideali comuni. Sicuramente la rabbia e la voglia di urlare forte, derivanti dai gravi problemi che Napoli e le periferie regalano a chi le vive davvero. Ci ha fatto soldati di un’ unica missione. Nasce, quindi, con lo scopo di dare voce a una generazione e al nostro territorio delle periferie di Napoli, sempre sotto i riflettori per il suo degrado. I membri ufficiali del movimento sono: Io, Lele Blade, Vale Lambo, Dome Flame, Danny Mega, Vinz Turner & Yung Snapp. Più altri ragazzi che sono parte della fam e dedicati ad altri lavori come ‘Max Castelli‘ regista e video maker del movimento. Quindi è un discorso che abbraccia ogni talento delle nostre zone, cercando di fare dell’arte il motivo per cui i nostri vicoli debbano essere ricordati.

  • Cosa credi che il 2017 possa darti di diverso rispetto all’anno appena trascorso?

Credo che mi possa dare qualche soddisfazione in più. Finora sento di non aver lavorato al mio meglio, esperienze di vita mi hanno portato a fare altro e a meditare su me stesso. Ho la sensazione che il 2017 sarà diverso agli anni precedenti. Quest’anno spero di costruire le basi per inserirmi nel discorso Italiano. Ho ancora più fame di prima, voglio lavorare bene alla musica e spingermi oltre.

  • Come vivi la scena napoletana e quali sono le differenze con le altre scene?

Come scena napoletana maggiormente vivo la mia fam 365, ci vediamo molto spesso, condividiamo quasi tutto insieme. Poi passo molto tempo anche con Luché, Coco e Geeno che sono come fratelli maggiori per me. A Londra ho imparato molto da loro. Dopo i ragazzi del movimento sono gli unici con i quali ho legato e condiviso esperienze uniche grazie alla musica, ho davvero dei bei ricordi di notti in giro e in studio. Poi per il resto non è che la vivo molto, a Napoli non c’è tutta questa unione rispetto a come può sembrare. In generale non c’è aggregazione. Rispetto ad altre realtà italiane tipo Milano, si vive un clima di frustrazione. Non abbiamo radio che ci spingono, eventi che sostengono, televisioni ed etichette discografiche. Non abbiamo niente e dobbiamo inventarci da soli. Siamo anche più esclusi dal resto della scena italiana rispetto ai ragazzi del Nord.  Quello che ci rimane è solo la forte storia del nostro territorio che ci ispira quotidianamente e la consapevolezza che qualsiasi cosa che faremo sarà una lotta e una scalata… speriamo al successo.

  • Quanto credi che l’hip hop italiano si stia avvicinando ai top paesi mondiali?

In questi ultimi anni la situazione è davvero migliorata. Ci sono stati vari artisti in Italia a fare collaborazioni con artisti europei ecc. Comunque in Italia ci sono situazioni anche di operatori del settore che collaborano con grandi artisti di tutto il mondo, delle quali non siamo neanche a conoscenza spesso e volentieri. Tuttavia io sono del parere che rapportarci con colossi come l’America, oppure realtà come la scena di Londra e Parigi è ancora qualcosa di lontano, anche e soprattutto per via della lingua.