Ieri, in prima serata su Rai 2, è andato in onda il terzo episodio di Pechino Express 6. Il reality condotto da Costantino Della Gherardesca ha accolto una nuova coppia di concorrenti, un duo che noi tutti conosciamo molto bene e che abbiamo avuto modo di apprezzare più volte questa estate: Achille Lauro e Boss Doms. I due artisti capitolini hanno preso parte al programma con il titolo di compositori, cimentandosi in una serie di prove nel cuore delle Filippine. Dopo un percorso di ben 423 km, la coppia è arrivata per ultima al traguardo, ma è comunque riuscita a qualificarsi alla puntata successiva grazie all’aiuto di Marcelo Burlon e del suo compagno di viaggio Michele Lamanna. Quest’ultimi hanno infatti deciso di salvarli a discapito di una seconda coppia di concorrenti.

A termine della puntata, il pubblico ha espresso le proprie impressioni a riguardo di quanto successo e una netta maggioranza ha accolto con disappunto l’ingresso nel reality di Achille e Boss Doms. Per lo più molti commenti erano disprezzanti nei confronti della coppia di compositori, definiti come “drogati”, “maleducati”, “antipatici”, “un cattivo esempio per i ragazzi” e chi più ne ha più ne metta. Eppure, per noi che trattiamo di questi artisti e dei loro colleghi tutti i giorni, la performance dei due è sembrata nella norma, senza tutta questa maleducazione e antipatia descritta. Ci siamo allora chiesti: perché l’italiano medio, alla vista di due soggetti come Achille Lauro e Boss Doms, prova così tanto disprezzo? Abbiamo provato a dare una spiegazione e siamo rimasti piuttosto scontenti.

Partiamo descrivendo in breve com’è strutturato Pechino Express. Questo reality, a differenza di tutti i suoi simili, porta con sé una caratteristica importante: ogni personaggio rappresenta se stesso. Quello che intendiamo dire, è che ogni coppia che prende parte al programma, rappresenta uno status nella società. Achille Lauro e Boss Doms per esempio sono i Compositori, mentre Valentina Pegorer (ex conduttrice a Deejay Tv) e Ema Stokholma (Dj professionista) rappresentano le Clubber. O ancora per fare un esempio Marcelo Burlon e Michele Lamanna portano l’appellativo di Modaioli, in quanto entrambi lavorano nel campo della moda. Si tratta quindi di un aspetto molto interessante del reality, che cerca di capire come diverse tipologie di persone reagiscano ad una situazione uguale per tutti. Certo, non manca quel velo di falsità che accompagna un po’ tutti i programmi della televisione italiana, ma come esperimento non è neanche male. Ma non vogliamo parlare del reality. Ci interessa invece capire perché ieri tutti gli appassionati di Hip Hop hanno apprezzato la performance di Achille e Boss Doms, mentre il resto del pubblico li ha bocciati pesantemente.

La risposta è semplice: due personaggi come Achille Lauro e Boss Doms non sono rappresentati da nessuna controfigura all’interno dei vari mezzi di diffusione. Prendiamo questi due artisti come rifermento in seguito alla puntata di ieri, ma la nostra riflessione si riferisce alla professione del rappers in generale, nonostante Achille non si definisca del tutto come tale. Quello che vogliamo dire, è che televisioni, giornali, radio e via dicendo, non prevedono mai nel loro palinsesto l’Hip Hop. Il risultato è quello che i commenti del dopo-puntata evidenziano: per il pubblico i Compositori sono due alieni. Due figure che per noi sono un tassello fondamentale nella realtà odierna, due artisti che hanno accompagnato la nostra estate con il singolo “Amore Mì”, per il resto d’Italia sono due stronzi.

Ma d’altra parte come potrebbe essere diversamente, se quando in televisione ci sono i vari festival musicali, dei rappers neanche l’ombra. La solita comparsa agli Wind Music Awards non basta, considerando che quest’anno Marracash e Guè Pequeno si sono esibiti all’ora di cena con l’Arena di Verona mezza vuota e Sfera Ebbasta in seconda serata. La performance di Ghali è stata addirittura trasmessa in una data secondaria. E questo perché? Ovviamente perché lo spazio principale va dedicato al solito artista trito e ritrito, che tra l’altro non pubblica un disco da dieci anni, ma fa solo raccolte dei suoi successi. Se pensiamo poi che qualche anno fa, quando Gemitaiz e Madman si esibirono con “Non se ne parla”, Carlo Conti chiese loro di fare un appello ai giovani su quanto sia pericoloso bere, allora siamo al completo.

Se uno prova a spostarsi in edicola la storia non cambia. Anche qui si preferisce dedicare prime pagine e intere sezioni ai vari gossip o ai soliti politici di turno. Solo qualche giornale locale dedica del tempo al Rap, le principali testate pare invece che questo tempo non lo abbiano. D’altra parte se sei un giornale devi vendere, mica fare informazione. Che il Rap sia al primo posto del mercato musicale da quasi due anni a questa parte viene ignorato e solo in pochi vantano la fortuna di avere un articolo tutto per sé. Se l’Hip Hop finisce in prima pagina è invece per qualche “scandalo”, vedi per esempio proprio Achille Lauro dopo la sua esibizione al Versiliana Festival:

Sul palco il rapper si fa lo spinello: scoppia il caso alla festa del Fatto.

Ma che tv e giornali se ne freghino dell’Hip Hop sarebbe quasi comprensibile, non lo è, ma si potrebbe dire che alla fine sono le radio che dovrebbero occuparsi di musica. Ma anche qui la situazione non è per nulla positiva. Per quanto riguarda le ospitate, quest’anno ci sono stati passi avanti importanti, soprattutto grazie ad emittenti come Radio 105 e Radio Deejay. Per quanto riguarda invece la rotazione di singoli Hip Hop, a parte le due radio appena citate, le altre snobbano il tutto con nonchalance. Certo, le varie “Milionario” di Guè e “Pamplona” di Fabri Fibra hanno fatto fortuna, ma sono comunque due esempi particolari. Per quanto nell’economia dei rispettivi dischi siano tracce fondamentali, sono comunque due singoli che rappresentano solo un piccola parte di “Gentleman” e “Fenomeno”, ma soprattutto non rendono l’idea di quale sia il suono della scena di oggi. In altre parole, se chiedessimo di trasmettere “Mimmo flow” e “Red Carpet”, le porte delle radio sarebbero chiuse.

Marracash e Guè Pequeno ai microfoni di radio deejay

E allora che colpa ne ha l’italiano medio? A questo punto ha ragione a considerare Achille Lauro e Boss Doms due alieni, attaccandoli così pesantemente? Le colpe invece l’italiano medio le ha. Già, perché nonostante la disinformazione sul Rap regni, è innegabile come questo genere sia presente nella nostra vita. Chiunque ormai, soprattutto grazie ai social, entra a contatto almeno un paio di volte al giorno con il mondo Hip Hop involontariamente. Eppure banalmente nessuno ha mai voluto approfondire l’argomento, ma anzi lo ha sempre etichettato come un genere infantile e volgare. Spesso anche rifacendosi ad un’idea piuttosto invecchiata dello stesso. L’italiano medio ha bisogno della sicurezza della hit estiva, dei soliti artisti a rassicurarlo, non dando mai spazio alla novità, ma soprattutto ad un genere musicale che è ad oggi un dato di fatto. Ma del resto è meglio non accettare la diversità, ma anzi disprezzarla e perché no giudicarla male dopo aver visto solo un reality di due orette. Due ore nella vita di una persona non sono granché per giudicare.

Forse allora la domanda è un’altra: interessa davvero al Rap essere presente nel palinsesto dell’italiano medio? Ognuno trarrà le sue conclusioni, ma una cosa vogliamo dirla. Mentre ieri stavate guardando Pechino Express, mentre stavate commentando la puntata, vostro figlio era in camera ad ascoltare Rap italiano.