Enzo Dong è una figura particolare all’interno del panorama Hip Hop italiano. In un filone musicale così vasto e allo stesso tempo così omologato, riesce a differenziarsi dal resto dei colleghi portando un prodotto originale e genuino. Lo fa senza alcuna etichetta o grosso management che lo spinga e organizzi il suo lavoro. Lo fa con dedizione, passione e perseveranza. Ma soprattutto lo fa da Napoli.

In un’epoca in cui Milano è diventata il centro operativo degli artisti rap, che si trasferiscono nella città avvicinandosi ai vari business che ruotano intorno a questo genere, affermarsi da una realtà del sud, seppur grossa come Napoli, non è mai così scontato. Se questa lontananza dalle grandi casse di risonanza formate da radio, etichette e brand ha forse dato una percezione inferiore del fenomeno Enzo Dong, i numeri sul web raccontano un’altra storia.

L’ “esplosione” vera e propria di Enzo può essere datata al 2013 con il bangerSecondigliano Regna”. Un brano rappato sulla base di “63” del francese Kaaris. Una canzone-manifesto della realtà sociale di Napoli, con uno slogan così reale e tagliente che non è passata inosservata ai produttori di Gomorra – La serie, tanto da essere inserita come soundtrack della seconda stagione. Traguardo che ha permesso a Enzo Dong di acquisire visibilità e credibilità partecipando anche come comparsa a uno dei telefilm cardine dell’immaginario rap italiano (e non solo). “Secondigliano Regna” è un pezzo scritto da Napoli per l’Italia. Non si ferma ai confini locali, diventa un racconto in cui chi vive le periferie si può tranquillamente identificare. Non è raro infatti sentire ragazzi di città diverse cantare il ritornello, appropriandosi anche di parole e termini lontani dai loro. E proprio qui sta la forza di Enzo Dong.

L’uso del dialetto non distoglie da questo obiettivo. Rappresentare, identificare, unire. Enzo Dong sta dimostrando come sia possibile tutto ciò. Partendo dai racconti del suo quartiere riesce a dar vita a un immaginario condivisibile da molti, arrivando alle orecchie di ascoltatori geograficamente e socialmente distanti.

Il suo stile sembra un perfetto mix tra la tradizione musicale napoletana neo melodica (che ha sempre raccontato una parte della città di Napoli), il rap legato al quartiere dei Co’Sang e le nuove sonorità musicali importate dagli USA. Il risultato è un prodotto originale e innovativo.

Il video “Che guard a’ fa” per esempio immortala le vele di Scampia e la gente intorno a lui, ed è precursore di ciò che si può vedere nel video “Le monde ou rien” dei PNL, grosso gruppo francese affezionato al contesto sociale napoletano. Episodio che dimostra come la visione artistica sia moderna e internazionale.

Con il brano “Higuain” (10 milioni di views, diventato il suo successo maggiore) invece, Enzo Dong ha ricevuto l’attenzione dei media mondiali a causa di alcune metafore malamente interpretate da giornalisti privi delle giuste chiavi di lettura. Fraintendimenti e polemiche non sarebbero dovuti nascere, ma allo stesso tempo non hanno scalfito la popolarità dell’artista. Anzi, l’hanno consolidata. E nel successivo singolo, “Italia Uno (diventato presto una hit), Enzo Dong attacca il modo in cui la sua precedente canzone è stata mistificata.

Un percorso lungo, formato da vari passaggi che potrebbero portarlo a una consacrazione definitiva e sfociare nel suo primo album vero e proprio. Sperando che mantenga le sue peculiarità e che apporti idee nuove, distaccandosi dal semplice copia-incolla di tante giovani leve. L’hype intorno al suo prossimo progetto non manca. Per adesso l’unica certezza è il personaggio di Enzo Dong, che senza gli stessi mezzi logistici dei suoi colleghi è riuscito, attraverso la spontaneità e il forte istinto di riscatto sociale, a partire dal proprio rione e arrivare alle casse degli ascoltatori di tutta Italia.

by Jhonny Lucania