Se non fosse che è un tifoso napoletano, la metafora perfetta della sua carriera sarebbe quella di De Rossi. Giocatore da tutti riconosciuto come una bandiera, ma eterno capitan futuro. Con una differenza però: Luchè la fascia da capitano non l’ha conquistata quando Totti ha scelto di ritirarsi, ma con lui ancora in campo e accompagnato da una primavera di nuovi nomi affamati. Lo ha fatto di forza, di orgoglio, come chi sa benissimo cosa si merita.

“Potere” è disco d’oro e viene da gridare “finalmente”. È la seconda certificazione conferita ad un album del rapper campano, dopo che sempre in questo 2018 era stato premiato per il precedente progetto “Malammore”. Ha tuttavia un sapore più veritiero del primo disco d’oro, che arrivò due anni dopo l’uscita del progetto. Forse ad oggi il peso delle certificazioni si è un po’ perso, ma rimane comunque un traguardo importante per un album come “Potere” che esula dagli standard del mercato discografico. Featuring come quello con Enzo Avitabile hanno un grande spessore artistico, ma non sono certo trovate macina-streaming.

Potere di Luchè è Disco D'oro e presto arriverà la RiedizioneNon solo, questo risultato diventa ancor più fondamentale in virtù di una delle frasi più apprezzate del disco, “Prima volevo soldi mo voglio il potere”. Perché vuoi o non vuoi, ad oggi un disco d’oro quel potere tanto cercato te lo conferisce. È come indossare quella famelica fascia da capitano, la stessa che da anni il settore gli aveva virtualmente cucito al braccio, ma che ora sbrilluccica sotto gli occhi di tutti. Con o senza certificazione tuttavia, non sarebbe cambiata la valutazione di quello che resta un album incredibile, un progetto che assieme a “Malammore” segna una doppietta rara e difficilmente ripetibile.

Ancora una volta Luchè si dimostra uno dei liricisti più forti, non solo della scena Rap, ma in generale dell’odierno panorama musicale italiano. Ogni parola che esce dalla sua penna ha il gusto d’esperienza e pesa il doppio, a comporre testi spessi che la sua voce interpreta in maniera ineccepibile, con continui cambi di flow. Luchè racconta della sua Napoli, di cui si sente il re, tratta delle sue strade e delle sue periferie, temi importanti che alterna con brani d’amore, una delle sue massime espressioni e banger da club. E che lo faccia in italiano o in dialetto il risultato è lo stesso, riuscendo a districarsi benissimo in entrambi i casi.

Un artista completo quindi, che per troppo tempo è stato sottovalutato e non gratificato. Ma ora che è stato staccato un altro disco d’oro, anche se la consapevolezza è la stessa di prima (quella che gli ha permesso di pubblicare due album di prestigiosa fattura) qualcosa si è davvero smosso. Lo dimostrano i numeri strepitosi dei suoi tour, sempre sold out, lo dimostra il pubblico sotto il palco con le lacrime agli occhi. Quel potere è finalmente arrivato e adesso in tanti chiedono un nuovo trono con tanto di targhetta, accanto a quelli di Guè, Marra e Fibra.

Se questo accadrà non ci sarà certo da stupirsi. Presto dovrebbe infatti arrivare una riedizione proprio di “Potere”, dove a questo giro ci saranno collaborazioni con artisti della nuova scena, una carta che ha preferito non giocarsi subito così da rispolverarla in occasione del colpo di stato finale. Intanto, “Potere” è disco d’oro e viene da gridare “finalmente”.

By Samuele Chiusano

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