Qualche giorno fa abbiamo pubblicato un articolo sui rapper che sono esplosi nel 2018. Tra questi figurava OG Eastbull che con le sue in salsa brasiliana ci aveva mostrato come essere felici anche quando le cose non vanno poi così bene. Eastbull è un artista che ha avuto un’evoluzione incredibile nel corso degli anni, dimostrando di saper fare la Trap più spietata ma anche di poter divulgare un messaggio, un insegnamento. Sul finire dello scorso anno è uscito il suo primo album ufficiale che ha riscontrato ottimi pareri di critica e pubblico. Lo abbiamo chiamato, per parlare dei suoi recenti risultati, della sua crescita e di molto altro ancora.

  • Sembra passata una vita dal nostro primo vlog con te a Due Ponti. Sono cambiate molte cose, l’album è uscito da poco più di un mese: come te la stai vivendo?

Da quando siete venuti la prima volta a Due Ponti il percorso è veramente lungo. Diciamo che appunto sono cambiate parecchie cose, davvero tante. Io e il Mago Del Blocco abbiamo lavorato davvero tantissimo, ci siamo fatti il culo. Milano ci ha aiutato tanto in questa crescita, anche se poi è stato necessario il ritorno a casa per mettere in piedi la nostra wave e ci siamo riusciti. Abbiamo creato un suono nostro e questa è la cosa di cui sono più contento: quando senti quel suono sai che siamo noi. Me la sto vivendo bene. Abbiamo un botto di serate, le stiamo facendo da Agosto ormai con un ritmo abbastanza frenetico.

  • “La vita è bella” è un progetto particolare. Ha un sound compatto, differente da tutto il resto appunto: come hanno reagito il settore e il pubblico a questa ventata di diversità?

Guarda sicuramente, io personalmente ed io e il Mago intesi come duo, abbiamo avuto le nostre rivincite in questo ultimo anno. A partire dal disco d’oro con “Bella Giornata“, da “Ballo del Blocco” che ancora prima di “Bella Giornata” aveva fatto il botto. Poi è arrivato il disco, forse preso un po’ alla leggera da tanti, come mi è già successo in passato. Quindi non è che mi abbia sconvolto più di tanto che sia stata questa la visione da parte delle persone e degli addetti ai lavori. Poi però si sono ricreduti, c’è chi è rimasto stupito. Per noi è stato importante impostare una nostra wave in un mercato saturo come quello italiano, non c’è una novità, non c’è un suono che contraddistingue, ne parlammo già a Due Ponti all’epoca. Sicuramente è molto più difficile, ma anche più redditizio e soddisfacente, uscire con una cosa propria, anche se magari costa di più farlo. Non è una cosa che fai dall’oggi al domani, però è una grossa soddisfazione.

  • Quindi il 2018 è stato un anno importante per te, anche a livello di ascesa mediatica, sei diventato virale. Perché secondo te, la gente si è affezionata così tanto a te e ai tuoi pezzi? Credi che sia per la tua sincerità?

Sì i punti chiave sono la sincerità, l’essere genuini, terra terra, anche l’essere un folle, ottimista e sognatore. I fattori principali sono questi. Sono fatto così, come Totti, sono così. Poi c’è chi mi segue da tanto e ha passato vari periodi e quindi mi conosce più di altri, ma sicuramente quelle dette sono le caratteristiche che più di tutte saltano fuori.

  • Come stavamo dicendo “La vita è bella” è un album molto diverso rispetto a quello a cui la scena ci sta abituando, sia a livello di sonorità, di flow e che di tematiche: quanto lavoro c’è stato dietro per arrivare a questo tipo di prodotto? E come si è strutturato il lavoro tra te e il Mago Del Blocco nel corso dei mesi?

C’è stato tantissimo lavoro, è stato un percorso umano e artistico che abbiamo cavalcato insieme. Sicuramente stando a Milano, che è dove si vive la serie A della musica, abbiamo fatto un percorso enorme, ma anche e sopratutto dal momento in cui siamo tornati a Due Ponti. Sono stati sette mesi di lavoro incessante, non ci siamo mai fermati. Per quanto riguarda lo sviluppo del disco, ogni brano ha la sua storia, da ogni racconto e trascorso poi è nato un pezzo. Certo ci sono anche singoli più banger come “Drip“. Ad ogni modo dietro la “Vita è Bella” c’è un percorso faticoso, ma alla fine ce l’abbiamo fatta.

  • Quanto ha influito il rapporto umano col Mago Del Blocco, il conoscervi da tanto tempo, per la ricerca del sound giusto?

Vi dico la verità, il sound è venuto un po’ da solo. Ce ne siamo andati da Milano con delle idee in testa, cercavamo il suono, ma poi abbiamo scoperto di averlo in casa. Abbiamo solo dato vita e voce a quello che ci circondava. Voi ci siete stati a Due Ponti e lo sapete, è un po’ come una favela. C’è colore. I domenicani si sentono la loro musica, così come quelli di Santo Domingo: c’è un mix di culture che poi noi abbiamo apportato. Così come abbiamo apportato tanta Roma, vedi il tributo a Nino Manfredi e gli stornelli. Abbiamo messo in mezzo anche la Romania, che non poteva mancare. Abbiamo fatto un po’ il giro del mondo, abbiamo mischiato un po’ tutto quello che ci circonda, prendendo qualsiasi suono fosse pieno di vita e colore. Poi vabbè, “La Vita è Bella” è un discorso complesso che non tutti hanno capito, dalla copertina, al tributo a Benigni…

  • A proposito di questo, dì pure la tua.

Il disco è complesso. Nasce come tributo alla vita, è un manifesto alla positività nella vita stessa. Sicuramente noi non abbiamo passato sempre giorni felici, anzi. Ma a maggior ragione, soprattutto da parte mia, ho voluto sottolineare come la vita sia bella anche quando non si ha niente. Anche quando piove metto il Drip (ride ndr.). La vita è bella sempre, bisogna saper sorridere anche nei momenti più difficili e tutto il disco è stato incentrato su questo concetto qua. Tanta gente non ha capito bene il concept dietro all’album, specialmente i giovani. Penso che poi, alla gente tra i 14 e 18 anni, ad oggi non gliene frega manco più di tanto del concept.

  • Si può dire che questo album è un po’ la lezione che hai imparato? Hai raccolto quelle che sono state le tue sofferenze, le tue esperienze e difficoltà del passato e ne hai fatto un messaggio per gli altri.

Sì è così. Nei momenti di pressione, di difficoltà, esce la vera natura di ognuno di noi. C’è stata una fase in cui facevo musica, ma al contempo stavo ancora al blocco a fari soldi insomma. Però in parallelo mi preoccupavo di mandare sui social un messaggio positivo, era un po’ quella fase da mental-coach si può dire. Quando ho chiuso questa fase, ho voluto traferire questo messaggio positivo nella musica. Vi dicevo prima della copertina. Magari in tanti si aspettavano di vedermi tipo vestito Prada o non lo so, sicuramente qualcos’altro. Invece ho voluto omaggiare questo concetto che la vita è bella, riportando anche la famosa foto di Benigni che accompagna la moglie. Io nella cover ho messo mia madre, che è un po’ la mia musa ispiratrice, ne abbiamo passate veramente tante. Abbiamo osato parecchio. Se ti dico “la vita è bella” non ti immagini questa copertina. Poi però se ti racconto cosa c’è dietro capisci il perché. Abbiamo alzato l’asticella. Forse un altro tipo di copertina avrebbe attirato anche di più, ma a me sta bene così, dietro c’è altro. Comunque sono felice, penso sia il disco più positivo in circolazione, il disco più vibes che ci sia in Italia: è l’album più colorato.

  • E si percepisce. Lo abbiamo definito un concept album proprio per questo, perché porta un messaggio, un’intenzione, vuole cambiare le vite di chi ti ascolta.

Si, serve a questo la musica. Come ha aiutato noi, aiuterà tanta altra gente. Ovviamente il bello deve ancora arrivare, è da qui in poi che cercheremo di dare vita a qualcos’altro, ancora non si sa cosa.

  • Un po’ lo abbiamo già detto, ma quanto è importante tua madre nell’ispirazione per questo progetto?

Il ritornello del pezzo “La vita è Bella” è una dedica a mia madre, ma comunque un po’ è presente in tutto il disco. Il percorso di vita è stato difficile e quindi si può dire che questo ritornello è quasi un omaggio, come a dire “ce l’abbiamo fatta”.

  • Cosa ti ha detto tua madre quanto ha sentito il disco e questo ritornello?

Il pezzo le piace particolarmente, tra l’altro non solo a lei ma a tutto il mondo femminile in generale della mia famiglia. È il brano che la emoziona di più, poi ovvio ce ne sono altri, anche se non li ascolta tutti, ma quelli più significativi li conosce.

  • Parlando invece di “Bella Giornata”, è stata la hit dell’estate 2018. Ha avuto un percorso diverso dal solito, perché è cresciuta man mano nei mesi, entrando nelle case delle persone, nelle macchine, nelle radio. Piano piano ha scalato la classifica Spotify ed è diventata una hit di sei mesi, una stagione intera. Qual è stato il suo segreto secondo te e perché la traccia si è mossa in modo così anomalo?

La ricetta non la so. Mi ricordo siamo usciti col pezzo a fine Maggio. Stavamo a Milano in questa casa che non definirei una Trap House, però era comunque abbastanza selvaggia. Una sera io, Mago Del Blocco e Dogslife dovevamo uscire, lo sapete a Milano si esce sempre, c’era una serata grossa. Eravamo tutti pronti, poi però qualcosa ci ha tenuto a casa e abbiamo detto “lavoriamo ad un pezzo”. Pensa te la follia. E “Bella Giornata” è nata così chill, Comandi a fare due joint, Maghetto non mi ricordo che cazzo combinava, io ero molto sereno. Il pezzo è nato one-take quella sera, poi ovvio ci sono stati vari master etc, ma il pezzo originale è di quella sera che siamo rimasti a casa. Poi vabbè, il ritornello è frutto di più prove, ma le strofe sono davvero one-take di quella sera. Tant’è che la vibe era così grossa, così cruda, che abbiamo scelto di non toccare nulla, di non rifarla in studio. Il pezzo è uscito a Maggio, ma lo avevamo da qualche mese. Si è vero, si è mosso in maniera strana. Ha cominciato ad esplodere un po’ verso fino Giugno, poi a Luglio di nuovo, Agosto di nuovo e poi sempre di più: a una certa abbiamo capito che l’avevamo fatta grossa. Lo sapevamo, ma non pensavamo così grossa. Anche perché come dicevi è un pezzo che è esploso in sei mesi, è davvero un sacco di tempo. È un inno alla positività, lo sanno dai bambini di tre anni alle nonne, lo conoscono tutti. La cosa più bella è che abbiamo fatto una canzone che fa star bene la gente, è motivo di gioia.

  • Sembra che le persone avessero bisogno di quella traccia in quel momento. E guarda caso è un brano molto positivo in un periodo controverso per l’Italia. Quanto hanno bisogno di sorridere e prendersi bene gli italiani in questo momento?

In Italia la gente ne ha sempre bisogno, serve tutti i giorni.

  • Qualche giorno fa abbiamo pubblicato un articolo sulla sperimentazione dei componenti della BPR SQVAD, una caratteristica, quella della sperimentazione, che emerge già dai tempi di “Castello Grigio Scuro” fino ad arrivare a “Drip”. Quanti avevano capito il vostro viaggio già tre anni fa e quanto lavoro c’è voluto per arrivare ad oggi?

Il viaggio lo avevano capito in pochissimi. Considerato che noi facevamo musica nello stesso periodo della Dark, il loro viaggio era un po’ meno complesso del nostro e aveva delle caratteristiche che attiravano di più il pubblico, come l’ostentare etc. Ognuno di noi ha una personalità diversa e mette la sua nella musica. Già quattro anni fa, quando uscì “Frega Un Cazzo“, avevamo una forte influenza di roba americana. Eravamo molto ispirati da 6ix9ine, che all’epoca non lo conosceva nessuno, era roba di nicchia. Pensare che oggi è un qualcosa di planetario mi da soddisfazione, ci abbiamo visto lungo. Ma sicuramente non tutti hanno capito la vibe BPR.

  • Se la BPR e “Castello Grigio Scuro”, tutto quello che eravate voi 3-4 anni fa, fossero apparsi ora nella scena probabilmente sareste diventati quasi subito mainstream, è oggi il momento giusto?

Se me la metti in questi termini devi pensare che noi siamo stati avanti quattro/cinque anni sempre. Si, sicuramente fossimo usciti in questi tempi, con la stessa esperienza, sicuramente. In un mercato come quello di oggi uscire con così tanta esperienza e mettere sul piatto un prodotto così adesso farebbe sicuramente un certo effetto.

  • Il 2019 è l’anno di “Castello Grigio Scuro 2” o è una cosa ancora lontana?

Voci di corridoio dicono che sta arrivando, dicono che ci sarà questo “Castello Grigio Scuro 2” e che sarà qualcosa di ancora più grosso di ciò che è stato.

  • Ci saranno degli artisti dentro? Collaborazioni?

Sicuramente è un progetto molto grande, non si limita a noi soltanto, è un qualcosa di molto più grande.

  • Sentiremo l’Eastbull di tre anni fa?

Visto il periodo sicuramente ci vuole poco, sia in italiano che in rumeno. Ci sono anche i Golani che stanno tornando, il 2019 potrebbe essere anche l’anno Golani.

  • Parlando infatti della carriera parallela Rumena con Golani, hai già qualche piano, progetto?

Diciamo che in quest’ultimo anno e mezzo io e il Mago del Blocco ci siamo focalizzati sull’Italia e il mercato italiano, anche perché molto probabilmente è più redditizio anche se comunque se la combattono. Sicuramente il Rap ad oggi in Italia è diventato più mainstream, tutti conoscono la Trap. E’ follia per me ad oggi pensare che sei/sette anni fa facevamo Trap ed era una cosa off-limits, era proprio una cosa chiusa. Ad oggi è diventata mainstream e sicuramente l’Italia ha un mercato che permette molto di più. Comunque stiamo tornando, c’è un disco quasi pronto e veramente grosso a livello musicale, non ti posso dire più di tanto, ma ci sono delle hit enormi dentro e ci sarà anche qualche collaborazione.

  • A livello di artisti e di scena che differenze ci sono tra quella italiana e quella rumena, sono simili?

Piano piano la roba si sta congiungendo, vedo sempre più collaborazioni, ad oggi tutti guardano un po’ tutti, c’è molto più coinvolgimento rispetto a prima. Le differenze restano quasi le stesse, l’industria mainstream a livello di business c’è, ci sono realtà grosse a partire da Satra B.E.N.Z. ed altri amici che sono indipendenti e sono fenomeni nazionali, vivono di musica, sono conosciuti. La differenza è che il mainstream lì ha ancora dei parametri abbastanza fermi per adesso. Nel mainstream ci arrivano soltanto determinati pezzi, non come in Italia, dove la cosa si è un po’ sdoganata, lì va tanto l’elettronica ed altri generi che in Italia non sono così up.

  • Tornando all’album, come hai scelto le collaborazioni?

E’ stato abbastanza facile sceglierle, come sempre con il cuore, anche perché se non c’è niente di umano è difficile. O è una cosa mia personale o c’è un legame, sennò è raro che nasca una collaborazione.

  • E’ stata quindi una cosa molto naturale?

In pochi si aspettavano una collaborazione tra me e Fred De Palma, abbiamo in comune anche Ale Punto e Basta che è il mio manager. C’è molta stima reciproca tra noi anche a livello artistico. “Ronaldinho” l’abbiamo realizzata a Roma insieme a Mago del Blocco, stavamo pensando a chi poteva avere quelle vibes e alla fine siamo riusciti a far rappare di nuovo Fred. E’ stato tra l’altro uno dei ringraziamenti più assurdi che ho ricevuto, dato che lui in quest’ultimo periodo ha iniziato a fare brani un po’ più reggaeton. Questa è un po’ l’ottica in Italia, non è che se uno fa una roba non ne può fare un’altra, se hai le qualità e le carte in regola per poterlo fare non vedo perché non dovresti farlo. Dopo aver fatto un brano come “Bella Giornata” è possibile che ti faccia un’altra strofa come “Frega Un Cazzo”. Penso sia un po’ questo il limite della musica qua da noi e penso che questo sia uno step grosso da superare, quindi chissà quando accadrà, con calma sta un po’ passando, a piccole dosi. Sfera Ebbasta Ghali, i top player in Italia, hanno comunque l’opportunità e il potere di cambiare le cose, prima di essere accettati ci deve essere qualcuno di veramente noto che lo fa. In America ad esempio che John Legend possa fare il feat con 21 Savage non è vista come una cosa strana. Il bello della musica è anche quello di poter mischiare le cose più improbabili e vedere cosa ne esce fuori, in Italia c’è ancora qualche parametro.

  • Ci sarà una deluxe edition dell’album?

Questa è una bella domanda, ci potrebbe anche essere una deluxe edition, stiamo cercando di capire ancora, se non ci sarà una deluxe edition ci sarà qualcos’altro. Sicuramente continueremo a cavalcare quello che abbiamo creato e a dare queste vibes. Non è sempre facile essere ispirati per fare musica positiva perché per fare questa roba devi avere un certo stato d’animo. Oltre a questo ci sarà anche, perché no, un ritorno alle origini con qualche banger spietato, dopo aver fatto un disco più mainstream torna anche la voglia di sfogare un po’ di blocco.

  • Che rapporto c’è tra te e il pubblico nel momento del live?

Abbiamo fatto tantissime serate, il format è ancora dj set di 30 minuti. E’ uno show diverso dagli altri artisti, la cosa fondamentale è che innanzitutto la gente si diverta. Ho un approccio molto energico sul palco, a seconda ovviamente anche del posto in cui suoniamo, ci sono stati palchi veramente grossi nel 2018, due sold-out nello stesso posto, sono state serate veramente di fuoco e quello che vogliamo trasmettere di più nei nostri live è la spensieratezza, il fatto che siamo lì per divertirci. Cerchiamo sempre di creare uno show a 360 gradi, in cui c’è atmosfera da stadio, da bar, da concerto Rap, un po’ di tutto, sicuramente ci divertiamo.

  • Ultima domanda, a chi è dedicata “Bambina”?

Il pezzo è dedicato alla mia ex, che è stata una persona importante della mia vita, quindi diciamo che “Bambina” è dedicato alla nostra storia d’amore folle che a quanto pare non ha ancora avuto un finale. Quello è stato il pezzo più difficile per me, dato che c’è dentro una cosa talmente personale, che è stato difficile andarlo a chiudere. Questo per me è sicuramente uno dei pezzi più significativi del disco, oltre che una hit a livello sonoro.

 

Ringraziamo OG Eastbull per la disponibilità e vi invitiamo ad ascoltare “La Vita è Bella” se non lo avete ancora fatto.

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