L‘ultima settimana di gennaio ha visto l’uscita di uno dei progetti più intriganti di questo inizio 2019. “Ciao Belli” di G Pillola è una botta di presa bene e creatività nella scena, un progetto coerente con l’immaginario dell’artista e frutto di diverse influenze. Sicuramente il rapper è uno degli artisti da tenere fortemente d’occhio quest’anno e noi abbiamo deciso di intervistarlo. Abbiamo parlato del bilocale, di come è nato l’album, dei prossimi progetti e di molto altro.

  • È uscito “Ciao Belli”, sta andando come ti aspettavi a livello di riscontro di pubblico e a livello di settore?

Per me l’impatto è stato stra-positivo, quando esce un progetto è come se fosse nato un figlio per me, vedi come si comporta all’inizio della sua vita. A livello di riscontro più pratico mi sta dando un sacco di emozioni. Mi piace molto il fatto che abbia fatto uscire non un ennesimo estratto video ma piuttosto l’aver puntato sul valore del progetto tutto insieme in quanto disco. In questo senso ho valorizzato l’ascoltatore che ama farsi l’ascolto dell’album che è una cosa che ormai si sta perdendo sempre di più perché magari gira tutto intorno all’hype piuttosto che alla musica. Puntare invece sul progetto, come una volta, che ti ascolti in qualunque situazione con la tua cannetta tranquillo. E’ una cosa che comunque a me è sempre piaciuta, più che altro perché come dici tu è un buon modo per far arrivare tutto il viaggio insieme, perché comunque ti sto cercando di far entrare nel mio mondo e con questo disco penso di essere riuscito nell’intento.

  • Quindi a livello di piattaforme preferisci Spotify, l’ascolto della musica in sè, piuttosto che Instagram, YouTube.

In questo momento sono sparito dai social perché da una parte ero anche stufo della solita promozione, poi ho avuto anche un po’ di cazzi miei. Ho preferito neanche dire niente a nessuno per poi spuntare e dire “bella raga è uscito il progetto”. Tutto questo mi ha anche permesso di testare il riscontro che avrei ricevuto con questo approccio un po’ diverso che mi ha fatto vedere chi e a quanti realmente interessa che esca un progetto per ascoltarsi la musica, ed è sicuramente molto bello questo.

  • Più che stare dietro a tutte le dinamiche social, seguire te come persona.

Esatto, ma perchè poi vedo che giornalmente continuano a scoprirmi sempre più persone. Non mi sarei aspettato con il disco più di quanto a volte succede con un video che magari fa anche hype, e che a livello di social gira molto di più, invece a livello di mood, di stagione, questo disco mi sta dando molte emozioni e spero che le dia anche agli altri.

  • Raccontaci un po’ la storia del bilocale, del collettivo Bilo Gang. 

La cosa è nata da quando mi sono trasferito a Torino in questo bilocale per poi conoscere in maniera del tutto casuale Travis ad una serata, per poi ripresentarsi il giorno dopo perchè non ci ricordavamo niente (ride, ndr). Dopo qualche mese la situazione del bilocale si stava trasformando in “BiloGang” per scherzo, al tempo in cui dicevi gang un po’ su tutto, finchè poi abbiamo continuato a condividere gusti e intenzioni. Avevo la stessa mentalità di approccio alla musica con Ale e Jack, che girava in quello che era lo studio di Genova in cui anche io giravo. Aveva questo stile alternativo “happy” che mi ha fatto pensare che potevamo beccarci per poi invitarlo una volta nel bilocale alle tre di notte e da lì ci siamo conosciuti ed è stato “amore a prima vista”. Così siamo diventati il trio.

  • Quindi il concetto Bilo Gang si è formato nel bilocale che ha fatto un po’ da laboratorio musicale, artistico e creativo.

Anche un po’ spirituale talvolta (ride, ndr).

  • Te che hai vissuto più territori in Italia, che differenze trovi tra le vibes e le influenze di una scena come Genova e una come Torino?

Premettendo che negli ultimi tempi non ti dico che mi distacco, perché sono preso bene con tutti, però non mi associo per forza ad una scena o un genere dato che sto cercando di fare musica il più personale possibile cercando di non farmi contaminare. Ti posso dire che vale molto il fatto che più il posto è grande e più ci sono le possibilità di trovare giri diversi con un determinato seguito. Magari in una città più piccola quando viene fatta una cosa tutti ti vengono dietro. Mentre in una città più grande è più facile che si crei anche il giro del 500 perché come dico sempre io in questa scena è tutto “da 1 a 1000” però quando vedi 500 non viene valorizzato, metaforicamente parlando. Comunque Genova la amo da impazzire e ha fatto il suo di brutto e diciamo che non lo devo dire neanche io, anche Torino mi ha conquistato e mi piace anche il fatto che magari qua non ci sia una situazione così tanto popolata, non ci sono tantissimi artisti soprattutto del nostro giro un po’ più alternativo. Comunque tutte le persone che ci sono, sono persone con cui ci si frequenta a vicenda e sono amici, questo è bello. Ad esempio Milano la bazzico e mi piace soprattutto a livello di social e di mercato, ha un potenziale molto più alto però io sono troppo un ragazzo di cuore per non stare dove c’è l’emozione.

  • Quindi diciamo che la tua zona di confort a livello lavorativo, spirituale e di ispirazione rimane Torino.

Si sicuramente, ci sto bene nel bilocale.

  • Il disco è sicuramente un prodotto compatto a livello di proposta, mood e tematiche. Si nota molto che è un prodotto concepito come gli album di qualche anno fa, che per assaporarlo veramente devi iniziarlo e finirlo di fila.

Questo è importantissimo e ti ringrazio per averlo constatato perché a differenza anche dei miei stessi progetti precedenti, in questo caso si va ancora di più a valorizzare quello che può essere un simil intro e outro per come è poi l’ascolto di un album dall’inizio alla fine.

  • E questo si ricollega anche alla tua scelta di sparire per poi riapparire con tutto il disco insieme.

Si esatto, poi c’è da considerare il fatto che cinque pezzi del disco erano già usciti con estratti video un po’ alla volta, motivo per il quale poi dicono “non ci sono abbastanza inediti” però tanto amore e sei tracce nuove. Comunque propria nell’ottica di un ascolto che va fatto tutto insieme ho inserito i brani che stavano bene nel viaggio, anche se risalivano a qualche tempo prima.

  • A livello di sonorità com’è stato sviluppato il progetto?

Alcuni brani sono nati individualmente perchè volevamo fare il singolo, quelli che poi sono usciti con il video appunto. Per quanto riguarda la parte degli ultimi pezzi sicuramente mi sono mantenuto su questo mood, con tutti i produttori. E’ interessante il fatto che io abbia la voglia di farmi fare dei beat e dei progetti che abbiano delle vibes molto chill happy e la persona che mi produce è molto invece “hardcore” perché è un ex bassista Metal (Blue Jeans) per cui a volte vengono fuori queste cose molto particolari. A livello di ritmica sicuramente mi ispiro ad un sacco di donne, mi piace molto l’R&B europea, Jazz contaminato da Hip Hop.

  • Ci saranno altri estratti video o pensi di fermarti per concentrarti su qualcosa di nuovo?  

Questo è tutto da vedere, per questioni mie di necessità sono di nuovo in studio tutti i giorni per fare un altro progetto per quanto sia ancora a dire “ciao belli” fuori dalla finestra tutti i giorni. Non lo so, forse potrei pisciare ancora di più fuori dal vaso per far uscire ancora qualcos’altro di nuovo.

  • Qual è stato il pezzo più difficile e complesso da creare a livello di tematiche, piuttosto che della proposta musicale, c’è un brano che è stato più impegnativo?

Sicuramente la title track, che è stata anche la penultima che ho fatto. Perché diciamo che io nei pezzi devo avere un argomento ed un’ispirazione singolare per ogni brano, puntando anche sul lessico e la tecnica. In questo caso in particolare volevo proprio puntare su “Ciao Belli” che era poi il messaggio che volevo mandare perché era il pezzo in testa al disco, la title track. Quello l’ho fatto in un tempo più lungo cambiando più volte il ritornello per fare in modo che il pezzo mi piacesse e che comunque rispecchiasse il mood del disco.

  • Parlando di tempistiche in quale fase dell’anno l’hai sviluppato, quanto è durata più o meno la lavorazione del disco?

Se conti che erano già usciti cinque pezzi si è sviluppato da solo con l’uscita del video uno alla volta per poi ultimarsi negli ultimi sei mesi dove ho dato una completezza a tutto quello che era il disco per poi metterlo insieme e farlo uscire.

  • La scelta di collaborare solo con la Bilo Gang è stata dovuta al fatto che volevi un progetto che rispecchiasse al 100% la tua realtà o perché non trovavi altri artisti con quelle vibes?

Avevo intenzione di definire ancora di più il disco solista per poi riunirci in un mood definito tutto nostro in cui ognuno poi ha tratti diversi. In “Indie” ad esempio è uscita una roba molto figa, con Travis invece abbiamo fatto una cosa molto più poppeggiante, anche lì molto potente. Si è confermato il mood nostro visto come collettivo, una cosa anche americana, quella di inserire nel proprio album solo artisti della propria cerchia. Sono il primo a cui piace magari fare il progetto con tutti gli amici della scena, a volte è rischioso per il fatto che uno possa risultare non troppo definito, cosa che invece in questo caso mi piaceva trasmettere.

  • Pensi nel 2019 di collaborare con altri artisti?

Si, già per questo nuovo “progetto” mi sto già immaginando alcuni pezzi tagliati su misura per degli artisti con cui vorrei collaborare e che saranno magari diversi da quello che uno si aspetta. Spero infatti di stupire anche su questo punto di vista.

  • Quindi possiamo dire che il prossimo lavoro sarà anche un modo per mettere alla prova te e i tuoi ascoltatori togliendosi un attimo dalla zona di confort e confrontandoti anche con realtà diverse.

Esatto, assolutamente.

  • Riguardo la scena Hip Hop italiana in generale, i suoi prodotti, le sue idee anche a livello di proposte, quanto aveva bisogno secondo te di questo tipo di progetto, un immaginario comunque inedito. È pronta l’Italia ad accogliere questo disco?

In questo momento tutto viene un po’ assimilato e messo a confronto con quelle che sono le solite 7 – 8 parole che tutti sono affezionati a dire. Come ti dicevo prima puoi essere uno zero o un mille da un giorno all’altro. Gli artisti che fanno un percorso graduale talvolta hanno più difficoltà ad ampliare il raggio di ascolto. Detto questo, ciò non toglie alcun valore al progetto per quello che è il mio filone musicale e quello che ho voluto trasmettere sia a tutti i miei ascoltatori che ai miei colleghi.

  • Questa tua attitudine positiva e questo approccio “nuovo” al genere è figlia di quali esperienze?

Penso derivi dallo stare per tutta la vita in un limbo di mezzo, sia nel bene che nel male. Sia per quanto riguarda la vita che la mentalità, non ho mai avuto pregiudizi nè verso il basso nè verso l’alto.

  • Hai preso una posizione e una certa filosofia di vita.

Si, anche perché magari ascoltando musica da quando ho 15 anni anche io mi sono buttato in quello che è il mood rappresentativo Rap della ribellione. Poi ad un certo punto ho svoltato trovando un modo per combattere quella che poteva essere la rabbia vera, cercando di contrastarla con questa ironia. Sicuramente mi ha aiutato e continuo a farlo sperando che possa aiutare anche altri.

  • Quindi possiamo dire che quello che viene trasmesso dalla tua musica rispecchia al cento per cento la tua filosofia di vita e il tuo modo di affrontarla.

Un sacco, a livello di espressione diciamo che non ho un alter ego nella vita personale rispetto a quella che è la mia musica.

  • Artisti con cui collaboreresti in Italia e in Europa.

In Italia mi piacerebbe collaborare con Franco126 che rispetto molto e mi piace tantissimo, il suo progetto solista mi ha dato tante emotions. A livello europeo ci sono un sacco di donne di alto livello, più sul mondo Pop in particolare. Diciamo che vorrei dare un’impronta un po’ più acustica, strumentale.

  • Un disco di coppia con Jack Out è una cosa che può rientrare nei vostri progetti?

Se prendo l’ultimo messaggio, di giusto 10 minuti fa, ce lo siamo ripetuti per l’ultima volta. Che lo diciamo spesso e sicuramente succederà che magari non sia proprio un disco ma anche un EP e ovviamente tutti mischiati, magari anche con un’eventuale altra coppia tra i tre della Bilo Gang.

  • Sono un po’ di anni che ti seguiamo nel settore tutti sanno chi sei. Pensi di essere sottovalutato oppure che non sia ancora arrivato il tuo momento?

Non so mai come rispondere a queste domande, il canone di risposta con cui dovrei valutare il mio successo sono solo i numeri e mi risulta molto difficile. Come dico sempre non ai miei ascoltatori ma proprio a tutti, i numeri sono sulla bocca di tutti 24 ore su 24, ma la musica non la puoi scrivere in numeri devi toccare con la tua pelle quello che ti piace. A livello di riscontro posso dire che è sempre molto attivo e se ci sono 1000 persone sono lì con il cuore e non sono capitate li per caso.

  • Quanto la tua ragazza ispira la tua musica? 

Sicuramente sono un romanticone (ride ndr) e avere una relazione veramente serena mi stimola molto e mi dà energia.

  • Quanto pensi di essere maturato da ”VHS” a “Ciao Belli”?

Moltissimo, ho imparato ancora di più a padroneggiarmi, so quello che voglio e so come voglio farlo. So come muovermi, come far girare tutto come vorrei perché so quello che voglio. Questa è una cosa che aiuta molto a definire l’artista ed è secondo me importantissimo, ancor prima di iniziare a parlare di numeri.

  • Farai pezzi anche “incazzati” nella tua carriera?

Ne ho scritto uno giusto ieri molto rappato, voglio essere sia contaminatissimo da non essere riconducibile alla trap che anche Rap come lo facevo quando avevo 15 anni in cameretta che ascoltavo il Truceklan.

  • Ci sono quindi delle varianti di G Pillola che il pubblico deve ancora scoprire?

Preferisco non dovermi definire per forza in un genere, ho capito che mi è bastato definire di più quelle che erano le mie caratteristiche personali e le mie sfumature musicali. Padroneggiarle bene per poi essere versatile e contaminarmi altre cose.

  • Ultima domanda, per quanto riguarda i live, come te li vivi e che tipo di rapporto si instaura con il pubblico?

Ogni volta sembra una figata e per quanto tu possa essere abituato c’è sempre quel momento in cui ti senti bambino e te la godi veramente con quel pizzico di adrenalina. Mi piace tantissimo avere a che fare con tutti quelli che incontro e difficilmente riesco ad andarmene da certe situazioni perché mi fa troppo piacere stare a contatto con il mio pubblico.

 

Ringraziamo G Pillola per la disponibilità. Ascolta il suo nuovo album “Ciao Belli” in streaming!

Segui HipHopTender su FacebookInstagram Youtube