Oro Bianco è uscito dal nulla nell’estate del 2017 con il video di “Pony Express” che ad oggi conta più di mezzo milione di visualizzazioni. Il rapper milanese era una delle scommesse di Indomabili Music, realtà che metteva insieme i talenti street dell’interland come Young Rame e Vitra. Il suo percorso proseguì con la serie “IPHONE GUCCI” e con “Oro Bianco Mixtape” pubblicato nel 2018. I singoli “Polvere”, “Scusa Mamma” e “Pablo Neruda” lo portano poi al 2019 con l’esigenza di uscire con un album ufficiale e ritagliarsi un percorso indipendente. IL 29 marzo esce così “Capotavola”, l’esordio di Oro Bianco nella Serie A del Rap e per l’occasione abbiamo deciso di intervistarlo.

  • Ciao Oro Bianco! Ti seguiamo da un po’ ormai, quanto e come pensi di essere cresciuto da “Pony Express” a questo primo album?

Ciao ragazzi, apprezzo molto il fatto che ascoltiate la mia musica dagli inizi! Pony Express è stata la partenza: ho cercato di rendermi il più versatile possibile, da un anno e mezzo a questa parte e di non concentrarmi solo su un genere o su determinate sonorità anche con l’obiettivo di imparare di più ed a 360°. La raccolta di diversi sound l’ho inserita in Capotavola, il primo album, e penso ci sia stato un miglioramento, ma ho ancora tanta voglia di imparare e crescere. È solo l’inizio.

  • Come sono stati i primi feedback del settore per questa nuova uscita?

Ho ricevuto diversi complimenti e ottimi feedback, probabilmente non si aspettavano un album così versatile, da PRINCIP€SSA a TURBO. Sono contento, ho cercato di distinguermi nonostante io sia un emergente, utilizzando diverse sonorità.

  •  In che momento hai capito che il Rap sarebbe stata la tua strada?

Quando hai un sogno ti sceglie lui, credo diventi automatico. Ti trovi come quando esci a cena con una bella figa: all’inizio vuoi solo scopartela, ma poi tutto ti porta ad iniziare ad innamorartene sul serio e non pensi più solo a fartela.

  • Che posto è la tua Milano? Cosa vuoi raccontare?

Milano è dove sono nato e cresciuto, sono stato con gente per bene e in mezzo all’esatto opposto. Milano è nata (e continuerà sempre ad esserlo) una città con due facce: lo noti subito camminando per strada, dal centro alla periferia, dove tutto cambia nel giro di pochissimi chilometri. Alle 7 del mattino vedi alla fermata uno tutto fatto che torna dalla serata e uno con il Cayenne che va in ufficio, in giacca e cravatta. In Duomo ci sono gli “zanza”, con il Gucci al contrario, e chi magari lavora in banca: vederli passeggiare uno a fianco all’altro mi ha sempre fatto molta impressione. Dei mostri sacri della scena hanno parlato di Milano, ma ultimamente ormai non lo fa quasi più nessuno, ho voluto omaggiare la mia città e darle la mia versione “moderna”.

  • Qual è il concept dietro al titolo? Perchè “Capotavola”?

Dopo l’uscita dall’etichetta volevo dare un chiaro segnale che c’ero ancora e più forte di prima, e poi a capotavola sei più comodo, gomiti sul tavolo, nessuno rompe il cazzo e puoi stare pure a gambe larghe. Volevo fare qualcosa di diverso, di mio, non solo musicalmente ma anche rappresentando ogni traccia del mio disco con le grafiche a cartoon (realizzate dal geniale Muso 4.20) che raccontano ogni brano.

 

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  • Com’è emergere in una scena competitiva come quella milanese? Cosa si deve avere in più rispetto agli altri?

Qualcosa da raccontare e raccontarlo in modo diverso, inventiva e tanta voglia di imparare e sperimentare. Mai mollare e mai farsi abbattere. La scena emergente milanese è stracolma, farsi spazio non è semplice.

  • Quanto hai lavorato a “Capotavola”? Come si è sviluppato il progetto?

Con i producers che hanno lavorato al mio disco abbiamo iniziato verso fine settembre ed abbiamo finito a metà marzo: è stata dura ed ho passato periodi non semplici, ma ci siamo anche divertiti parecchio! Volevamo dare un segnale e abbiamo pensato che un album interamente di inediti potesse essere quello più chiaro ed incisivo.

  • Come avete trovato il sound giusto per il progetto? State ancora sperimentando o questa è la versione finale di Oro Bianco?

Non penso esisterà mai la mia versione finale, sono in continua evoluzione e crescita, non ho intenzione di fermarmi e soprattutto di smettere di imparare: voglio il 100% in tutto. Il sound nasceva in studio, se eravamo presi male partivamo con un beat più cupo e si iniziava, come è successo per “Veleno Medico”. Oppure quando ho preso un nuovo paio di Nike, Pankees passando non si è accorto e ha rischiato di salirci sopra! Da lì è nata “Non mi sporcare le Nike”. Diversi tipi di ispirazione, ma tutti tratti dall’estemporaneità di come mi sentivo o di qualcosa che succedeva in quel momento.

  • Qual è stato il brano più difficile da lavorare?

Sicuramente “NELLE TASCHE” con BiggiePaul. E’ stata dura perché volevo raccontarmi e raccontare la mia vita, e non è mai semplice mettersi a nudo parlando di determinate cose.

  • Parlando dei feat, cosa pensi dei Moderup e quali sono le similitudini tra voi

I Moderup sono un duo di Napoli e secondo me sono davvero forti, sia per sonorità che per i testi. Fanno veramente brutto, arrivano da dove arrivo io e non hanno peli sulla lingua: quello che hanno da dire te lo dicono e cazzo spaccano!

  • Per quanto riguarda invece G. Nano e Nerone, perchè proprio loro e sulla stessa traccia?

C’è un’amicizia più vecchia rispetto alla traccia o al beccarsi in studio: Nerone lo conosco da qualche tempo in più mentre con G.Nano c’è stata intesa subito. HOGAN è nata dal nulla ed è stata una figata lavorare a questo brano! Perché loro due insieme? Perché mi sa che quei due hanno in serbo qualcosa…

  • Come valuti la nuova scena di Milano? Quali sono gli artisti secondo te da tenere d’occhio per il futuro?

Ricolma… stracolma. Il problema è che anche chi è forte fa fatica, sempre le stesse cose. C’è bisogno di novità. Da tenere d’occhio sicuramente secondo me G.Nano, Mr Rizzus (Monza), Tonino, Vegeta, Young Rame, Valepain, Fedos & Ntoma.

  • Hai in cantiere delle collaborazioni? Con chi?

Stiamo lavorando, è tutto in cantiere… ma sssh!

  • Quali sono gli obbiettivi per il 2019?

Lavorare, imparare, suonare e crescere.

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