Nayt è senza dubbio uno dei nomi che ha caratterizzato il 2018. Già da anni rappava ed era conosciuto all’interno del settore come una giovane promessa ma mai come con “Gli Occhi Della Tigre” aveva catalizzato l’attenzione di tutti. Il Nayt dell’anno scorso è un artista dall’enorme talento che decide di prendersi tutto una volta per tutte, di forza. Da “Quando Non Ci Crede Nessuno” a “Fame” da quel momento non ha sbagliato un colpo aumentando sempre di più l’hype nei confronti del suo nuovo album. A marzo del 2019 esce l’attesissimo “Raptus 3”, 11 tracce che consacrano il giovane rapper come una delle nuove star del settore. Un progetto denso e appassionante che rimette le metriche e i contenuti in cima alle priorità dell’ascoltatore. Un vero colpo di scena nell’epoca della Trap colorata e leggere. Abbiamo deciso di fargli alcune domande sul nuovo disco e sulla sua situazione.

  • Ciao Nayt, abbiamo sentito il disco e la prima cosa che ci è venuta in mente è stata “questo ragazzo sta insegnando stile”. Quanto hai lavorato a “Raptus 3” per raggiungere questa identità musicale?

Ci sto ancora lavorando. Penso non sia una cosa a cui smetti di lavorare, c’è sempre qualcosa da livellare. Sicuramente ci presto molta attenzione.

  • Come ritieni di essere cambiato dal primo Raptus a questo nuovo capitolo? Se dovessi etichettare i tre progetti come fasi della tua vita quali sarebbero?

Forse ho solo più consapevolezza, musicale e non. È tutta un’intera fase, una continua scoperta.

  • In che momento hai capito che la tua vita poteva veramente cambiare?

Ricordo che a 16 anni, quando uscì “No story”, ebbi un gran riscontro dal pubblico e dagli addetti ai lavori, che ho riconfermato più volte. Da quelle esperienze ho capito che c’era un potenziale importante.

  • Quanto ha pagato secondo te la scelta di affidarsi ad unico e fidato produttore come 3D e perchè?

Sicuramente ci ha dato una base molto solida su cui poter costruire. Ho imparato ad avere una visione più completa di ogni pezzo e di ogni disco. L’esperienza conta molto per vari aspetti.

  • Come hai vissuto quel momento di hating in cui i fan degli artisti che hai citato nei singoli dell’anno scorso ti hanno attaccato? “Gli Occhi Della Tigre” voleva attirare l’attenzione di tutto il settore o era più una sfida nei confronti della scena a fare di meglio?

Io con quel pezzo ho solo affermato la mia presenza a gran voce. Tutto il resto è venuto da sé. L’hating è positivo se quello che proponi è oggettivamente un prodotto di qualità.

  • Qual è stato il brano più difficile da realizzare?

Exit” e “Brutti sogni” sono quelli a cui abbiamo lavorato di più se non erro ma non è questione di difficoltà, ogni pezzo ha una vita propria.

  • Se dovessi scegliere un brano che faccia da manifesto per tutto il disco quale sarebbe?

Sicuramente “Gli occhi della tigre”. Niente spiega meglio il mio Raptus.

  • Ci saranno degli altri estratti video?

È probabile, ma solo se avrà un senso farli. Non mi piace creare contenuti solo perché è quello che si fa solitamente.

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