Sayf fuori con il video di “Zuzu” sul nostro canale

È una delle nuove promesse genovesi ed esce con una delle hit del suo primo disco.

Sayf è un rapper di Genova nato nel 1999. Il giovane artista pubblica nel 2017 i brani “Deep Side” e “Pigz” mostrando fin da subito la sua tecnica e lo storytelling crudo. A fine 2017 entra a far parte del collettivo Luvre Muzik che comprende anche Guesan, TommiZero Vicious e Gorka. Il 15 aprile del 2019 pubblica il suo primo album “Sono Triste”, 25 tracce piene di influenze che raccontano la storia e i pensieri del giovane Sayf. Il rapper si dimostra uno dei nuovi volti da tenere d’occhio a Genova. “ZuZu (uh aye ya)” prodotto da Zero Vicious è il nuovo singolo estratto dal progetto, il video è fuori ora sul canale YouTube HIPHOPTENDER.

  • Ciao Sayf, come ti sei appassionato a questo genere?

Ciao, allora io sono sempre stato dietro alla musica e ho iniziato a suonare la tromba quando avevo circa 11 anni. Invece l’avvicinamento al Rap è iniziato verso i 15 anni, quando il semplice suonare musica di altri non mi divertiva più e nel Rap ho visto una possibilità enorme, tra scrittura e produzione. Non ricordo con che canzone mi sono appassionato al Rap, ma ricordo che ho iniziato a scrivere dopo che un mio amico ha insistito per farmi fare freestyle una volta a caso, per gioco.

  • Cosa ne pensi della scena emergente genovese?

La scena Genovese, secondo me da tanto tempo, ha un potenziale enorme. Perchè secondo me a Genova c’è la poesia e nella musica di qua puoi veramente percepire l’arte, la sofferenza e il dolore. Piuttosto che, a mio avviso, in una canzone di un rapper X di qualche altra parte, che sarà più influenzato da altre cose, da altri artisti e da altri ambienti.

  • Qual è stato il processo creativo di “ZuZu”? Come è nato il pezzo?

ZuZu, ai tempi, era nato su un type beat a 88bpm, Rap oldschool, ed è stato totalmente stravolto nel processo creativo in studio. Sono cambiati bpm, il beat è diventato fortissimo e allora il mio andarci sopra si è adattato di conseguenza.

  • Come sono andate le riprese del video?

Nel fare le riprese ci siamo divertiti tantissimo, abbiamo trovato le comparse adatte ad interpretare il ruolo della famiglia “strana” e in contrasto tra loro, poi abbiamo fatto un’altra parte di riprese in uno studio legale e infine quelle per strada per lasciare il senso del pezzo.

  • Come vi siete conosciuti tu e Zero Vicious?

Zero Vicious l’ho conosciuto a fine 2017, quando sono capitato in studio da lui per registrare dei pezzi. Semplicemente dopo il terzo/quarto pezzo che gli ho portato si è preso benissimo e abbiamo iniziato a collaborare e a diventare amici.

  • Come ti stai organizzando lavorativamente, qual è il team?

Non ho un vero e proprio team, per quanto riguarda la musica, le produzioni sono generalmente affidate a me o a Zero Vicious, anche se qualche volta mi capita di prendere beat di qualcuno che me li manda. Mentre per l’organizzazione generalmente c’è Shank che si occupa un po’ di tutto quello che è legato alla realtà Luvre e ho due amici cari che mi aiutano a organizzare le mie cose.

  • Quali sono le tue influenze principali?

Sinceramente sono pieno e vuoto di influenze allo stesso tempo. Nel senso che la mia conoscenza musicale è ampia, già da ascoltatore sono cresciuto con De Andrè e la musica Araba contemporaneamente. Quando avevo circa 13 anni ho avuto un periodo in cui ascoltavo Metal principalmente e dal Metal poi sono arrivato al Reggae, al Raggamuffin, all’elettronica e poi al Rap. Tutt’ora ascolto molte cose diverse tra loro, il cantautorato resta il genere che mi affascina di più e spero in un incontro tra cantautorato e Rap. Proverò sicuramente a muovere qualche passo in quella direzione.

  • Come è nato l’album “Sono Triste”?

L’album è nato da solo, non sono partito con l’idea di fare un disco e chiamarlo “Sono triste“. Alcuni pezzi di questo disco hanno un anno o più e quando li ho registrati li avrei voluti mettere in un disco e chiamarlo “Ho paura“. Però alla fine gran parte di quei pezzi sono stati scartati e alcuni sono finiti in “Sono triste“, che è stato poi colmato da tutto ciò che ho scritto e concretizzato nell’ultimo anno, specie nella fine del 2018. Per me “Sono triste” non è un’esaltazione della tristezza, siamo tutti tristi alle volte, per me è un grido, uno sfogo verso il male che può fare la vita.

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