Il 17 maggio è uscito il nuovo album di una delle penne più tecniche e affilate della nuova scena. Le 14 tracce di “La Prova Vivente” raccontano il mondo e la vita di Drimer, rapper classe ‘95 che oltre alle ottime prestazioni nelle edizioni del Mic Tyson e del Tecniche Perfette, pubblica album dal 2016. “La Prova Vivente” è il quarto di questi, completamente prodotto da Ric De Large e vede le collaborazioni di Egreen, Mattak, Nerone e Dj MS. Abbiamo chiesto a Drimer di raccontarci il progetto uscito per Pluggers traccia per traccia.

” “Scrivo Facile” non poteva che essere la prima traccia dell’album. Ricordo distintamente il giorno in cui, arrivato in studio da Ric de Large, ascoltai per la prima volta la strumentale. Con quel suo campione più classico che si mischiava alle batterie più moderne, capii subito come si trattasse di un perfetto connubio tra le sonorità a cui avevo abituato e quelle sulle quali volevo invece sperimentare maggiormente. Scrissi la canzone in davvero pochissimo tempo, e a sua volta il brano finì per essere un efficace riassunto di quello che ero stato e di quello che volevo diventare. Decidemmo immediatamente che “Scrivo Facile” avrebbe aperto l’intero progetto.

Originariamente, contrariamente a quanto sopra, “Siamo Qui Per Cambiare” doveva essere una delle ultime tracce dell’album. A tracklist definitiva, ci accorgemmo però che sarebbe stata ottima come seconda. Se Scrivo Facile rappresenta un punto di arrivo ideale di tutto quello che sono stato fino a “La Prova Vivente“, SQPC è invece il vero e proprio “intro” dell’album. Al suo interno, il concetto del cambiamento (inteso come cambiamento delle cose intorno a noi) non è peraltro meramente ideale: esso si concretizza nei vari cambi attraverso i quali passa il beat, e attraverso i quali passano a loro volta, per necessità di cose, flow e liriche.

Una delle mie tracce preferite dell’album, nonché una delle più difficili da realizzare sia a livello di scrittura che di registrazione. “IMHO” sviluppa il concept del cambiamento che viene introdotto da “Scrivo Facile” e, soprattutto, “SQPC“, portandolo alle massime conseguenze con un beat spietatamente trap e una rappata decisamente più moderna. Lo sviluppo della strumentale mano a mano che il brano prosegue mi è sempre piaciuto particolarmente, soprattutto per le influenze lievemente grime che si possono sentire nel ritornello e nella parte finale della canzone.

Scrivo Facile, perché Siamo Qui Per Cambiare, ed in My Honest Opinion, Non Devi Dirmi Niente. Il percorso di Drimer e Ric de Large all’interno dell’album continua, e in “NDN” c’è forte spazio per la consapevolezza di un rapper e di un producer che sono ormai consci dei propri mezzi e della qualità dei propri lavori. Si tratta di una traccia molto breve, appunto perché che sia sul boom o la trap, non mi devi dire niente: questa frase in particolare mi piace molto, perché si tratta di un buon manifesto ideale della nostra musica. Per prima cosa, essa segnala la mancanza di qualsivoglia limite o paletto auto-imposto. Dopo di che, in maniera anche arrogante, sottolinea la repellenza per tutti quei giudizi o quelle critiche, prive di senso, che partono da un semplice pregiudizio nei confronti di questo o di quel suono.

Forse il mio pezzo preferito dell’album. Sicuramente quello che ritengo il più riuscito.
Una strumentale, un ritornello ed un rappato semplice e lineare che portano, a mio giudizio, al meno semplice dei risultati: un brano accattivante per chiunque, anche per chi non sia troppo interessato al contenuto, che non rinuncia però ad averne uno.
Ho iniziato con il rap quando tu facevi schifo, e continuo a farlo adesso che lo fai e fai ancora più schifo è una delle barre più significative che credo di aver scritto mai.
Il pezzo tributa molto al Drake di “If you’re Reading This, It’s too Late“, mixtape del 2015 che personalmente ritengo il miglior lavoro del fenomeno canadese.

Fregaunca’” è uno dei brani più particolari dell’album, dove specialmente Ric ha ridato grande spazio ai suoi trascorsi di produttore elettronico. Il risultato è una strumentale a fatica inseribile in una delle tipiche categorie della musica Hip Hop, sulla quale ho pensato subito di realizzare un ritornello che, appunto, tornasse molto. Il metti cuffie, senti il sound che ne è uscito, monco di articoli e congiunzioni, è un perfetto esempio dell’idea di ripetitività che volevo dare, quasi in senso opprimente.
Ascoltando beat e ritornello, ho pensato che una collaborazione con Nerone sarebbe stato l’ideale: entrambi mi ricordavano molto un inedito, dalle sonorità simili, che Max aveva rilasciato su Instagram qualche tempo prima, “Il Mio Ambiente Fantastico” mi pare. Evidentemente lui fu d’accordo con noi, visto che gli mandai il beat chiedendogli una strofa di 12 barre e lui più o meno una settimana dopo me ne mandò 24.

Il beat di “Ultimatum” l’abbiamo prodotto insieme io e Ric a partire da un campione che avrei sempre voluto usare, e cioè uno spezzone tratto dalla colonna sonora di JFK: Un Caso Ancora Aperto, meraviglioso film di Oliver Stone con Kevin Costner. L’idea fu subito quella di una traccia fortemente hardcore ma fresca, e in questo senso ci ispirammo molto a “Nosetalgia” di Pusha T featuring Kendrick Lamar, del quale riprendo anche, sostanzialmente traducendola, l’entrata: “You wanna see a dead body?“. Volevamo fortemente che anche nel nostro caso ci fosse almeno un altro nome a rappare, e pensammo subito ad Egreen, con il quale tra l’altro avevo già collaborato nella title track di “Antigravity“, il mio album con Ares Adami uscito l’anno scorso. Una volta sentito lui, decidemmo comunque di voler fare ancora di più, e così dopo qualche ragionamento decisi di contattare Mattak. Con Matto sono amicissimo, e avevo già provato ad averlo su “Scrivo Ancora senza riuscirci“.
Ricordo che ad entrambi dissi: “Raga, nel momento in cui farete un pezzo insieme entrambe le vostre fan base capiranno di aver sempre voluto un vostro featuring, anche se non ci avevano mai pensato prima.“, evidentemente avevo ragione!

Fai Da Te” nasce dalla voglia di creare un brano dal contenuto importante ma comunque semplice e alla portata di tutti. Inizialmente il testo era molto autocelebrativo, ma poi appunto abbiamo deciso di aggiungere qualcosa di più al disco a livello di argomentazioni. Nello riscrivere il brano mi sono fortemente ispirato ad “I Can” di Nas. Quanto raccontato all’interno è ispirato a fatti ed esperienze realmente esistite, vissute specialmente durante i miei primi anni di musica, che ho romanzato e semplificato mettendoli a disposizione di tutti, coniugandoli ad un ritornello a sua volta molto semplice e ammiccante alla tradizionale pop music italiana moderna.

Il pezzo trap italiano del disco. Ricordo una frase dello stesso Ric de Large che mi è rimasta molto impressa, quando parlò della strumentale di questo brano come di un beat (quasi) type. Ma proprio per questo si prestò ottimamente a quanto avevo in mente: un brano trap tipicamente italiano, in linea con la più saturata delle wave di questi tempi, sul quale abbinare ad un ritornello più standard (cantato in autotune) delle strofe viceversa molto contenutistiche e tecniche a livello di flow. Oltre ciò, al ritornello è stato aggiunto un refrain (E’ un nuovo mondo fra, è un nuovo mondo fra..) che vuole lievemente richiamare il “I’m on a new level” di Asap Ferg e Future, giocando ancora su questo dualismo che definirei trap-pop/hip hop. “Nuovo Mondo” chiude la parte più aperta, estroversa e carica dell’album (che, per la prima volta in un mio progetto, è quella principale) per lasciare spazio ai brani più introspettivi.

Il Prossimo Passo” è il brano perfetto per separare le due parti senza far percepire un eccessivo stacco: la prima parte della canzone, quasi sussurrata, si accompagna ad una progressiva esplosione del brano, con la strumentale che va a crescere e il ritornello che passa ad essere cantato prima e rappato a gran voce poi. Nell’immaginarne la struttura mi sono ispirato molto a “Magna Charta, Holy Grail” di Jay Z, il brano di apertura dell’omonimo album featuring Justin Timberlake. Una delle mie canzoni preferite in assoluto.

L’album continua con “Business Class“, una delle tracce più sperimentali sia per quanto riguarda il suono che per quanto riguarda i contenuti ed il rap. La fase di scrittura è stata relativamente breve, mentre quella di registrazione invece ha richiesto diverse sessioni per capire come impostare al meglio il flow. Si tratta senza dubbio di un brano molto particolare, sul quale all’inizio devo ammettere che ero un po’ titubante ma che alla fine è diventato anche uno dei più rappresentativi dell’intero progetto.

Sicuramente la canzone che ha lasciato maggiormente spiazzati coloro che si aspettavano esclusivamente un determinato tipo di sonorità, ma che proprio per questo mi ha fatto estremamente piacere sia stata tanto apprezzata. Un aneddoto interessante: molte delle voci di rinforzo e dei cori che si possono sentire nella versione finale risalgono non alle registrazioni definitive effettuate a Milano ma ai provini che abbiamo registrato ad Abano Terme all’RDL Studio di Ric de Large. Gran parte di queste sono uscite in freestyle, chiuso nella cabina di registrazione con l’autotune in cuffia, e non sono mai stato in grado di replicarle adeguatamente una volta a Milano. E’ un brano che mi piace moltissimo, soprattutto per la sua semplicità e ripetitività. Una ripettività che però non lo appesantisce: le due strofe hanno degli schemi di flow perfettamente sovrapponibili, e ciononostante quasi non ce ne si rende conto mentre lo si ascolta.

La title-track dell’album e, a mio giudizio, uno dei miei brani più riusciti in assoluto. L’atmosfera che beat, rap, campionamenti e scratch ricreano è Hip Hop al 100%. Assecondando in pieno questo spirito, il pezzo è pregno di citazioni e riferimenti classici, e si propone come riassunto non solo dell’intero album ma della mia intera esperienza artistica fino ad oggi. Il prepotente cambio di beat che avviene con la terza strofa da al brano un’accelerazione che accompagna e in un certo senso cristallizza la consapevolezza, la voglia e la passione che esplodono man mano che il brano prosegue. I campioni di Neffa e de “La Prova Vivente” di Fabri Fibra e Clementino (featuring Marracash) e quello di Kendrick Lamar sono infine la ciliegina sulla torta, una perfetta chiusura del cerchio e un tributo a quanto di italiano e quanto di americano c’è all’interno dell’album.

Ho sempre apprezzato, negli album musicali, il posizionamento di un brano meno strutturato e più introspettivo che faccia da ideale epilogo del viaggio che l’album stesso ha rappresentato. In questo senso, “Sono Pronto” è due volte la chiusura perfetta del viaggio, in quanto non solo sposa alla perfezione la descrizione di brano più introspettivo, ma parla inoltre del concreto viaggio che ho svolto come persone e come artista negli ultimi importantissimi mesi. Dagli ultimi tempi a Trento, descritti nella prima strofa, ai primi mesi a Milano della seconda. Fino a una conclusione che, mi piace sottolineare, finisce per essere più un intro che un outro: sono pronto. Per tutto quello che verrà, come se stessimo già ricominciando a correre.”

Ascolta “La Prova Vivente” su Spotify.

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