Il music business italiano vive, fortunatamente, un bel periodo di fermento fatto di grandi eventi, nuovi artisti e collaborazioni internazionali. Mai come oggi il Rap è il genere di punta nella penisola e questo lo si deve anche agli addetti ai lavori che popolano questo settore, rendendolo vivo e in continuo progresso. Ci sono anche figure crossover che vantano nel proprio bagaglio professionale esperienze diverse che li rendono ibridi unici ed esplosivi. È questo il caso di Filippo Agostinelli, storico brand partnership manager che ha collaborato negli anni con moltissimi brand per progetti di promozione insieme ad artisti. Oggi segue anche carriere musicali di prestigio come quella del rinato Side Baby o della giovane Pop star Roshelle. Abbiamo deciso di intervistarlo per chiedergli come si sviluppa il suo lavoro, i progetti con i suoi artisti e molto altro.

  • In che momento hai iniziato a lavorare su Arturo? E com’è stato gestire il distacco dalla Dark Polo Gang e il prospettarsi di una carriera solista?

Un anno fa circa. Più o meno. Il suo precedente management mi aveva cercato per gestire “il divorzio” dal punto di vista comunicativo. Abbiamo iniziato subito in pompa magna, con diverse pagine di intervista su Rolling Stone cartaceo.

  • Quali differenze ci sono tra lavorare con una nuova Pop star come Roshelle e un rapper come Side?

L’approccio in studio, il metodo di scrittura, la comunicazione, la musica e i tatuaggi in faccia.

  • Come sei passato da fare il brand partnership manager a lavorare direttamente su carriere musicali? Come è avvenuta la transizione?

Ora divento patetico e scontato, ma realmente non ho ancora ben capito come/quando sia successo. È stato un processo molto naturale. Oggettivamente, è stato il mercato stesso a darmi un’ottima spinta. Quando ho iniziato a sviluppare progetti brand – 5 anni fa circa – in ambito musica, gli artisti mi rispondevano “non mi interessa, non faccio la fashion blogger”. Oggi, i brand sono parte attiva di un progetto musicale e anche il coro della parrocchia del Duomo a Fano, vorrebbe una partnership con un brand. Le economie sono cambiate e gli utenti hanno una visione/fruizioni diversa della musica, completamente intersecata alla moda. Un artista che collabora con un brand su progetti seri, ha un ritorno economico elevato – e di hype – che non avrebbe da nessun’altra fonte. Le promozioni dei dischi, avvengono tramite progetti speciali con i brand. I contenuti social migliori, avvengono tramite progetti speciali con i brand. Le visibilità stampa, avvengono (spesso) tramite progetti speciali con i brand. La nostra consulenza è diventata negli anni così strategica per un prodotto musicale, che siamo diventati ”importanti” e oggi gestiamo il progetto nella totalità (anche discografica).

  • Quali sono gli aspetti più interessanti per te dell’essere manager di un artista?

La progettualità.

  • Come si sviluppa la tua giornata tipo?

Al telefono.

  • Come avete curato la strategia di comunicazione del nuovo album? Quali sono state le valutazioni per il ritorno di Side?

Noi abbiamo soltanto reso vendibile, ciò che Arturo voleva comunicare con la sua musica. Lo ha detto lui stesso di recente al Corriere della Sera: “Non sono un ritardato che parla solo di Gucci e Fendi: mi piacciono ancora, certo, ma stavolta sentivo di dover parlare di altre cose“. E noi lo abbiamo aiutato.

  • Che significato ha per te la Side House e come è stato organizzare poi il tutto? È un’iniziativa che avrà un seguito?

La Side House è stata una scommessa, a quanto pare anche vincente. Ma aspettiamo di prolungare il format e portarla in giro per tutta Italia – durante l’estate avremo Bologna, Brescia e forse Olbia – e poi altri 2 episodi giganti a fine anno. Al 31/12 capiremo se è stata una minchiata da un sacco di soldi, o la giusta mossa per dare più lunga vita al progetto “Arturo”. In termini di esperienza personale, sicuramente una vittoria. Abbiamo creato un team da task force in Iraq.

  • Come sta andando il merch di “Arturo”? Come ci avete lavorato?

Quello che vedi adesso online è il merch legato al disco (fatto insieme al King Del Merch aka Charlie aka Wild Merch aka nostro grande amico) è sta andando molto bene. Da settembre poi partiranno collabo con vari artisti.

  • Quanto è stato importante Jacopo Pesce nella cura del progetto Side?

Jacopo e il team Island sono stati molto importanti per questo disco. Noi siamo “troppo” dentro al progetto, un occhio critico esterno ti guida/aiuta. E poi Island Records – indipendentemente dai discorsi economici – era l’obbiettivo di Arturo. Abbiamo ricevuto varie offerte l’anno scorso, ma avevamo già deciso ancora prima di valutarle.

  • Come è nata l’idea di Side che spoilera la data di uscita in un bar? Quel giorno internet è impazzito.

Dovresti sentire i podcast su Spotify tra Arturo e Antonio Dikele. Parlano dei nostri brain-storming a base di Gin Tonic.

  • Come proseguirà il percorso post album? Ci saranno degli estratti video oppure dei nuovi singoli?

Un contenuto al mese, fino ad almeno ottobre. Alcuni remix e nuove collaborazioni, che andranno a integrare quello che è già fuori. E poi considera che 10 giorni dopo l’uscita dell’album eravamo già in studio con Skinny a produrre nuovi brani.

  • Come si sviluppano nel tuo lavoro i rapporti con l’estero? Che connessioni ci sono?

Troppe poche per il momento. Forse siamo ancora troppo presi dal seminare a livello local.

  • Hai in cantiere delle nuove collaborazioni tra Side e il mondo della moda?

Yep. Arrivano.

  • Che ne pensi del settore discografico italiano? Quali sono i fattori positivi e cosa invece è rivedibile secondo te?

Se vuoi rompere le palle, trovi sempre un sacco di cose rivedibili. In qualsiasi settore. Però ricordiamoci che lavorare in fabbrica o in cantiere è fatto diverso.

  • Come vedi l’Hip Hop italiano tra 5 anni? Quali saranno secondo te i prossimi upgrade?

Secondo me ci stiamo dirigendo verso una musica più suonata, più complessa e meno di getto.

  • Ti stai interessando a nuovi artisti?

Un produttore. Stiamo già collaborando, e l’innamoramento è in corso.

  • Come sono iniziati i rapporti lavorativi con Roshelle?

Io e Rosh abbiamo chiuso il primo deal quando ero ricoverato e giravo in seggiola a rotelle. Un mio caro amico/collega ci ha linkati. Nel corso dei successivi 2 anni abbiamo fatto diversi progetti in ambito brand, poi dalla fine dello scorso anno sono diventato il suo manager.

  • Abbiamo visto Roshelle in studio con Don Joe e spesso in compagnia di artisti Rap. Quanto è influenzata dalla scena Urban? Ha in cantiere delle collaborazioni in questo senso o dei pezzi rappati?

Non so bene quando uscirà l’intervista, però ti dico che in queste settimane faccio fatica a sentirla persino io perché in sala di registrazione il telefono non ha campo.

  • Le caratteristiche fondamentali che deve avere un buon manager per te. Che mind set deve avere?

Le stesse di ogni lavoro relazionale. Psicologo filo-politico con approccio problem solver.

  • Se dovessi dare un consiglio ad una persona che vuole iniziare questo lavoro, cosa gli diresti?

Lo sai che diventerai single entro breve?

Realizzata da Matheus Gualchieri.

Segui HipHopTender su InstagramFacebookYoutubeSpotify SoundCloud