Conosciamo Mambo ormai da qualche anno, lo avevamo contattato per fargli i complimenti per “Giovanotti” e “Come se fosse normale”, gli confidammo inoltre che secondo noi sarebbe diventato presto una star perchè l’Italia non aveva mai visto niente del genere. Sono passati due anni da “Guarda come flexo”, il cui video oggi supera le 8 milioni di visualizzazioni, e finalmente abbiamo tra le mani il primo album ufficiale di MamboLosco. C’era molto hype attorno a questa uscita, il rapper italo-americano si è contraddistinto nel tempo come un hitmaker puro sangue, capace di creare flow travolgenti.

L’attitudine internazionale, lo slang iconico e la forza delle sue melodie hanno fatto di Mambo una “next big thing” già nel 2017 con conseguenza la firma come primo artista per la Triplosette Ent. (l’etichetta della Dark Polo Gang) e per Virgin Records di Universal Music Italia. “Arte” arriva dopo una serie di singoli e collaborazioni di successo per confermare quanto di buono fatto dall’artista fino ad ora. Lo abbiamo contatto per fargli un po’ di domande sul disco e sulla nuova vita.

 

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  • Qual è stata la tua reazione quando hai scoperto che “Arte” era terzo in classifica Fimi?

Ero bello sorpreso, sapendo chi era uscito anche quel giorno lì, il terzo posto è un buonissimo risultato. Ho festeggiato con Nardi, con la Sugo ed ero molto contento.

  • Ti sei posto degli obbiettivi a livello di vendite e traguardi?

No, assolutamente no, vada come vada. Ho detto “okay esco con il primo album, zero aspettative” e posso solo dire che sono contento di come sta andando.

  • Quali sono stati i momenti più belli della lavorazione di questo disco?

Tutto il progetto, perché comunque io amo proprio il processo di creare l’arte, andare in studio, sedermi con il producer a fare beat, trovare il beat. Quando dico “okay questo spacca. Adesso lo spacco. Come lo chiamo, come lo faccio”, tutto il processo di creazione della musica, è la parte che mi piace di più.

 

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  • E quali invece i momenti più difficili?

Tutta la parte delle foto, della copertina, scegliere i font, perché è la prima volta che facevo un progetto del genere, è il primo album. Prima facevo i singoli e li tiravo fuori direttamente insieme alla copertina, invece adesso ho dovuto trovare la cover dell’album, trovare il font, forse quella è stata la parte più grattacapo di tutto.

  • E per la scelta di quale traccia inserire, quali featuring, i beat, la tracklist, ci sono stai dei momenti in cui hai avuto dei dubbi?

È stato tutto molto sciolto, poi sono il tipo di artista che se non c’è la presa bene non sto creando l’arte che dico io. Tutto molto preso bene, poi ogni tanto sorge il problemino che bisogna risolvere. In linea generale tutto preso bene.

  • Quindi a livello di sound avevate già le idee chiare su che tipo di disco fare?

Alla fine no, abbiamo detto “okay dobbiamo chiudere un disco, iniziamo a fare pezzi”. Senza pensare “dobbiamo fare un album più melodico, in questa maniera o in quest’altra”. Avevamo 25-30 tracce e alla fine abbiamo scelto le 15 tracce che secondo me meritavano di più e ci abbiamo messo dentro “Guarda come flexo 2”.

  • La scelta dei featuring è interessante, come è venuta l’idea di inserire Enzo Dong che in pochi si aspettavano? Come è nato poi il brano?

Ci siamo sentiti, ci siamo beccati e abbiamo detto “bro cuciniamo qualcosa”. Dovevo chiudere l’album, gli ho chiesto se ci stava e lui mi ha detto di sì, così l’abbiamo chiusa.

photo by @tedeschiadriana
  • Quindi prima vi siete incontrati e vi siete conosciuti, e poi vi è venuta in mente l’idea.

Tutti i feat che ci sono nell’album sono tutti di ragazzi che conosco, che stimo per la musica che fanno e quindi si, prima comunque c’è amicizia.

  • L’assenza di Wayne a cosa è dovuta? Non c’è stato modo oppure avete un brano in serbo, magari in una futura deluxe.

Si stavano stringendo un po’ i tempi e di conseguenza non abbiamo avuto proprio il tempo fisico, era una questione di tempo quella.

  • C’è già un pezzo pronto con lui?

Aspettiamo qualcosina dai.

photo by @isabellafresia

I feedback del settore sull’album sono molto positivi. Qual era il tuo scopo con “Arte”, dopo due anni da “Guarda come flexo”? Che tipo di prodotto hai cercato di dare?

L’intenzione è quella di far capire che comunque sono un’artista versatile. Se oggi mi sveglio e voglio fare un pezzo più melodico lo faccio, se voglio fare una trappata grave la faccio, con o senza autotune, reggaeton non reggaeton, qualunque cosa. Dare musica alle persone. Avevo i fan che mi chiedevano un album da anni quindi era più una cosa “okay è arrivato il momento, secondo me adesso può uscire il mio primo album”. Mi sentivo pronto e l’ho fatto.

  • In un approfondimento video che è uscito oggi abbiamo analizzato il tuo percorso dalla hit che ti ha reso famoso ad oggi. Dopo il 2017 ti sei un po’ fermato fino al 2019 in cui hai ripreso il ritmo. Quanto conta secondo te l’essere presenti continuamente con nuova musica rispetto a uscire meno ma con grandi hit? E come valuti il tuo percorso fino ad oggi?

Secondo me è importantissimo essere presenti sempre. Per fare grandi hit e stare più fermi bisogna comunque essere affermati a livelli alti, devi essere il Dio di turno, e lì puoi permettertelo, sennò bisogna uscire ed essere presenti.

  • E in questo senso come ti sei vissuto il 2018? Che è stato appunto un anno un po’ più in silenzio.

Più che altro stavo chiudendo un contratto, stavo chiudendo anche con la major, quindi ci siamo presi un po’ di calma per poi ripartire.

  • Quindi per la tua natura te la sei vissuta anche un po’ male, magari per il fatto di non poter far uscire nuova roba.

Ti dico la verità, io avrei droppato, però comunque per le circostanze era meglio aspettare e ho aspettato. Non ero preso male, anzi, dopo una hit che ha macinato, ho fatto date, non mi sono mai fermato.

  • Sei contento del percorso che hai fatto dal 2017 ad oggi? Con le scelte che hai fatto, come ti sei mosso, i tempi etc.

Assolutamente si, perché comunque sono uscito dal nulla, da una città che non è Milano, già lì è difficilissimo, quindi sono proprio contento.

  • In un’altra intervista hai detto che la wave di “Faccio Apposta” è quella che senti più tua in questo momento. Hai già nuova musica con quel tipo di sound? Se si, uscirà entro fine anno?

Già adesso mi sento diverso, mi rispecchio molto di più in “No Cap”. Questo perché il disco l’ho fatto in questo modo, mi svegliavo la mattina mi sentivo in una certa maniera e cucinavamo qualcosa di diverso. Se oggi mi sento in un determinato modo mi sento più questa traccia qui, domani mi sento in un altro modo e quindi sento che è un’altra traccia.

  • Pensi che l’Italia sia pronta a un MamboLosco esclusivamente Trap, come in “Faccio apposta” o “Hijo de puta”?

No, secondo me no. Perché comunque il pubblico è molto vario, quindi no. Brani esclusivamente come “Faccio apposta”, “Hijo de Puta”, “Costa tanto” no.

  • Quindi non è proprio il momento per far uscire una cosa del genere, una stagione così.

Poi non so, può essere che domani mi sveglio e dico “sai cosa, voglio fare la roba trap impazzita e voglio puntare solo su quello” va molto in base al mood.

  • Se dovessi fare un recap di questo periodo in cui hai lavorato con la Dark Polo Gang, cosa diresti?

Intanto sono dei grandissimi ragazzi, poi devo dire che hanno creduto in me dall’inizio quindi gliene sarò riconoscente per sempre. Ultimamente sta andando veramente bene, stiamo lavorando, ci sentiamo sempre, idee, buttiamo giù piani. Quindi tutto al top, stiamo lavorando bene.

  • C’è un consiglio o una riflessione che con la loro esperienza hanno condiviso con te e che pensi sia stato importante?

Mi hanno detto “calma, è il momento giusto, se vedi la wave cavalcala” cose così.

  • Questo tandem con Boro Boro, prima “Lento” poi “Twerk”, potrebbe avere senso un side-project tra voi due completamente club?

Hai appena detto una cosa che potrebbe essere molto figa, veramente. Pensandoci bene sarebbe una figata.

  • Il settore discografico è come te lo aspettavi? Cosa deve sapere secondo te un artista per muoversi bene al suo interno?

L’unica cosa che potrei dire ad un nuovo artista è che deve cercare di sfornare più hit possibili e la costanza è la chiave, devi avere le hit, devi essere costante. Il mercato musicale italiano è strano, non ho ben capito neanche io.

Ringraziamo MamboLosco e il suo ufficio stampa per la disponibilità. Ascolta “Arte” su tutte le piattaforme streaming.

Ph copertina: @francescozigliotto_photography.

Realizzata da Matheus Gualchieri.

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