Erano i tempi di “Alcatraz” (2017) la prima volta in cui abbiamo avuto uno scambio di battute con Junior Cally, gli facemmo i complimenti e da quel momento siamo rimasti in contatto. Ci aveva colpito la rabbia di quel misterioso rapper dall’identità sconosciuta e il ritornello ci rimase in testa per molto tempo. Da quel momento Junior ne ha fatta di strada, impilando una serie di singoli dal successo crescente, pubblicando il suo esordio discografico e arrivando addirittura in tv. Il 6 settembre di quest’anno è arrivato il secondo album ufficiale, “Ricercato”, e Junior Cally ha deciso di svelare al mondo la sua identità segnando una tappa importantissima della sua carriera. Abbiamo colto l’occasione per fare due chiacchiere su tutto quello che è stato il suo mondo dagli esordi ad oggi.

  • Ciao Junior, come ti senti in questo periodo?

Mi sento un po’ strano e un po’ scosso, perché chiaramente scendere già soltanto per strada ed essere riconosciuti è una cosa a me nuova, dal momento che sono stato due anni e mezzo in una bat-caverna. La maschera sembra piccola ma in realtà copre più di quanto uno immagina e nasconde anche, quindi mi sento un po’ scosso. Però sono molto felice allo stesso tempo perché finalmente ho un contatto vero con il pubblico e vedo che la gente riconosce una persona fatta di carne ed ossa e sentimenti come loro, piuttosto che un cyborg se così possiamo dire. A me questa cosa serviva sia a livello di scrittura per il futuro che a livello emozionale e serviva anche per avere un minimo di, non ti dico autostima perché quella ce l’ho sempre avuta fortunatamente, però mi serviva per far si che potessi riconoscere veramente qual è il mio peso nella discografia italiana. Sono molto felice, molto molto felice.

  • Sono cambiate molte cose negli ultimi tre anni. Una nuova carriera, il contratto discografico, i primi album ufficiali. Che emozioni si prova a vedere la propria vita mutare così tanto?

Per me è difficile, perché comunque vengo da un passato tutto meno che benestante, quindi è molto difficile perché ti relazioni ad un tipo di vita con dei “vizi”, chiamiamoli così, che ti concedi, per carità meritati, però troppo diversi rispetto al passato. La mia vita è letteralmente cambiata nel giro di due anni e mezzo, perché poi in realtà diciamo che sono anni ma il 2017 per me non esiste. Comunque in quell’anno ho fatto tanta fatica per esplodere poi con “Magicabula” quindi possiamo contare da gennaio 2018, quindi a dicembre due anni, la mia vita è letteralmente cambiata sotto tutti gli aspetti. Devo dire che è bello ma allo stesso tempo mi dà ancora più fame per assurdo e ancora più voglia di spaccare perché voglio che questo non finisca e i risultati parlano chiaro. Sono felice di come sono andate le cose perché vuol dire che mi sto impegnando a dovere per far sì che questo non accada.

  • Quindi l’impatto con la fama per ora te lo stai vivendo bene.

Me lo vivo bene anche perché comunque la fama c’è sempre stata, è vero non è stata mai riconosciuta dal pubblico esterno, se non da addetti ai lavori e amici e qualcuno che mi riconosceva per i tatuaggi al ristorante. Però è molto sereno anche perché mi sento a mio agio so di vestire questi panni già dal 2017. Io dal primo singolo che ho fatto che aveva 10mila views già mi sentivo un rapper di fama e i tuoi colleghi lo sanno molto bene perché sono stati i primi, HipHopTender è stato il primo portale a propsarmi in tutta Italia, di questo ve ne devo dare atto perché non è del tutto scontato ricevere attenzioni in quella maniera lì dai primi singoli. Quindi già mi sentivo comunque uno che spaccava, certo mai così tanto perché comunque pensarla così in grande è da megalomani e non da artisti però la vivo molto bene perché ho sempre vestito quei panni lì che sto vivendo adesso, la realtà.

Leggi la nostra prima intervista a Junior Cally risalente al 2017.

  • Hai cambiato anche etichetta, da Sugar a Epic, come ti sei trovato nel mondo discografico?

Ti rispondo così tagliandola corta, sono molto contento di aver trovato Epic (Sony), senza scendere nei particolari, sono contento di aver cambiato etichetta discografica. Finalmente mi sono rapportato con una major che ha sposato le mie idee e ho visto il mio lavoro veramente valorizzato da tutti quanti gli addetti all’interno della Sony.

  • Il tuo secondo album ufficiale “Ricercato” è fuori. Quanto tempo hai lavorato a questo progetto e come si è sviluppata la sua creazione?

Ci lavoro da dicembre 2018, quando ho scritto “Sigarette”, lì ho sentito l’esigenza di fare un disco nuovo e già sapevo in realtà che avrei cambiato etichetta, non so perché, però sai sono sensazioni. Quindi l’ho preparato tutto da solo, pagato tutto da solo inizialmente, portato a termine tutto da solo in quei mesi lì. Nonostante i fatti e il chiasso in testa che avevo in quei giorni lì ero sicuro del lavoro che stavo facendo e sicuro che qualcuno avrebbe apprezzato la mia idea e la mia musica e è arrivata Sony a chiudere il sogno in maniera ottimale.

  • Che tipo di prodotto volevi dare al tuo pubblico e in cosa voleva essere diverso dal suo predecessore?

Oltre al fatto di far capire e far arrivare la mia evoluzione artistica e di persona innanzitutto volevo mettermi a nudo e penso di esserci riuscito perché i brani che sento più miei in “Ricercato” sono anche quelli che poi mi hanno stupito facendo più streaming degli altri. Diverso sicuramente a livello di tempistiche perché l’ho gestita con molto più tempo e ho potuto ricercare, che appunto deriva dal titolo, molti più suoni, più producer, più featuring e insomma mettermi anche in gioco perché sai volevo fare un disco che rimanesse nel tempo. Io ho sempre preferito vendere dischi piuttosto che fare hit, quando è uscita “Magicabula” non ero felice perché comunque avevo paura di rimanere per tutti come il tipo che ha fatto quel singolo. Ho lavorato sodo per tutto questo tempo per far sì che il mio nome rimanesse come quello di un artista che fa i dischi e non come un artista che fa “Magicabula”.

  • Come hai reagito quando hai scoperto che era primo in classifica FIMI? Te lo aspettavi?

Mi aspettavo meglio dell’anno scorso ma mai primo, sono sincero. Perché ti ripeto, dirti primo si tratta di megalomania e non di un ragazzo semplice che fa canzoni. Mi aspettavo un risultato migliore perché comunque credevo molto più in questo disco rispetto al primo, ciò non vuol dire che rinnego il primo, però non mi aspettavo il primo posto. Mi sono emozionato perché comunque vedere il proprio lavoro essere il disco più acquistato e ascoltato d’Italia credo faccia piacere a tutti, è cretino chi dice il contrario.

  • Per quanto riguarda la realizzazione del progetto come hai scelto i featuring all’interno del disco?

I feat li ho scelti innanzitutto per il rapporto umano, io sono noto ormai nel panorama italiano per feattare soltanto con chi rispetto prima umanamente e poi artisticamente. Tutti gli artisti presenti sono miei amici che sento non ti dico quotidianamente ma più o meno, che rispetto nella vita prima che artisticamente. Chiaramente c’è anche il lato artistico che mi colpisce molto da parte di questi artisti perché noto in ognuno di loro una differenza e una riconoscibilità a livello nazionale e quindi sono molto felice di aver collaborato con queste persone. Soddisfacevano le mie esigenze sia umane che artistiche.

  • Raccontaci ad esempio come è nata “Habla” con tu, Samurai Jay e Jake sulla stessa traccia.

Io praticamente volevo mandare un brano a Jake, soltanto che il brano che gli volevo mandare ho deciso di scartarlo. Lui inizialmente lo sentivo tramite Instagram perché comunque è molto impegnato, ci siamo conosciuti di persona, però essendo appunto molto impegnato a un certo punto non ricevo una risposta, però sapevo che sarebbe arrivata e succede che quel brano nel frattempo l’ho scartato. Poi mi risponde e sono andato alle due di notte da Andry, ho scritto il brano e ho detto “questo è il brano che devo mandare a Jake”. Gliel’ho mandato e lui ha accettato. Samurai Jay secondo me merita molto a livello artistico, è agli inizi e io a differenza di molti altri voglio premiare oltre che i miei amici anche i bravi rapper e cantanti, quindi ho deciso di metterlo dentro ed è nata questa collaborazione a tre dove ci siamo trovati tutti molto d’accordo nell’avere questa traccia insieme. Sono contento perché con questa operazione ho messo Samurai Jay oltre che con me con uno dei maggiori esponenti del Rap italiano, nonché un Dio del Rap italiano, lo chiamo così perché mi ha cresciuto. Sono contento di aver contribuito a questa collaborazione a quattro teste perché anche Andry ha messo il suo, secondo me è importante far crescere anche i giovani insieme agli artisti nuovi e soprattutto ai veterani di questo genere. Sono molto contento perché sento di essere uno dei pochi che lo fa e voglio prendermi questo merito, voglio premiare chi è cresciuto come me. Dal momento che a me non ha premiato nessuno, al posto di fare terra bruciata intorno cerco sempre di mettere tutti quelli che meritano e che apprezzo umanamente e artisticamente nel mio campo da calcio.

  • Quindi fai anche un po’ da ponte generazionale in questo senso.

Assolutamente sì, penso di poter dire di averlo fatto in questo disco e ti posso garantire che continuerò a farlo nei prossimi dischi.

  • Si riconferma in questo disco anche la collaborazione con Highsnob che ormai è storica per la vostra amicizia e questo parallelismo artistico, quanto è stato importante conoscerlo? Avete già pensato a un side project insieme?

Del disco insieme ne parliamo già da un anno e mezzo, chiaramente aspettiamo il momento buono per entrambi, anche se ti posso garantire che il disco mio e di Mike, anche se stessimo zitti per un anno e mezzo intero entrambi, avrebbe comunque la sua risonanza a livello mediatico. Chi non conferma questa cosa ha i prosciutti negli occhi. Detto questo ti dico che Mike a me è servito molto, servito è un brutto termine però effettivamente è quello perché quando io non ero un cazzo mi ha aiutato a scindere gli squali dalle belle persone e se oggi ho il mio team adatto attorno a me, una minima parte la devo a lui. Io ero un novello, lui era già dentro al mercato musicale da tempo, quindi Mike a livello umano è veramente uno di quelli che io porterò sempre sul palmo di una mano come se fosse un’aragosta nuova che non potevo permettermi. Quindi grazie Mike e grazie a questo dono che ci ha fatto Gesù Cristo in croce per l’amicizia che abbiamo.

  • C’è stato un feat che per un motivo o per un altro non sei riuscito ad inserire nel disco?

Verrà fuori più avanti di sicuro, ma che non sono riuscito ad inserire nel disco no. Un tempo avevo anche altri feat in mente però sentivo che quello non era il momento giusto quindi non li ho proprio chiesti. Dopo il disco si sono aperte tante porte che sicuramente riusciremo a portare a termine con i nuovi progetti. Comunque tutti i feat che volevo fare li ho fatti e sono veramente contento di questo. Grazie della domanda perché è veramente figa.

  • Raccontaci il concepimento del brano “Ferite”, probabilmente l’episodio più toccante del disco. Quanto di te hai messo dentro quella canzone?

Realizzarla in realtà è stato velocissimo, perché a me è arrivata la chiamata del papà di Francesco dicendomi che voleva organizzare questo memoriale nel suo paese, io avevo conosciuto Fra ma soltanto tramite live, non di persona. Era il primo della fila ad un evento dell’anno prima. Quando mi è arrivata questa chiamata ho saputo che era venuto a mancare, sapevo che era in coma, sapevo tutte le dinamiche. Siamo molto legati io e la famiglia di Fra tanto che al primo instore mi hanno portato un regalo qua a Milano anche abitando al sud Italia. È stato curiosissimo scrivere il pezzo perché ho sentito proprio il bisogno di mettere in rima e scrivere ciò che provavo in quel momento lì quando ho saputo questa cosa e ho ricevuto la chiamata. Per me è stato un onore vero vestire i panni del rapper che ricordava Fra in quel momento, soprattutto come Antonio e in un secondo momento come Junior Cally. Poi io ci ho pensato tanto se pubblicarlo o meno, perché comunque è una cosa molto intima. Io l’ho pubblicata più per me, infatti se ci fate caso non faccio mai una storia dove la pubblico, dove faccio promozione su “Ferite”, perché non mi interessa assolutamente andare a promuovere il mio disco grazie a quel brano. Io pensavo fosse un brano dimenticato dal resto d’Italia, invece poi è stato molto apprezzato, questo vuol dire che ho scritto il vero e sono ancora più felice di questo, ma rimane comunque il mio brano che non devo condividere con nessuno né nella vita, né tanto meno sui social network.

  • Abbiamo visto dai tuoi social che sei molto legato a zio Marco e la canzone che gli hai dedicato nel disco lo conferma. Che ruolo ha nella tua vita? Perchè hai scelto di valorizzare proprio lui?

Zio Marco è stato un salvatore in tutti i sensi. Io ho vissuto a Milano per due mesi in un hotel e quando lo ho dovuto lasciare e non riuscivo a trovare casa a Milano, lui mi ha trovato una casa a San Giuliano dove vive lui, a due chilometri neanche da casa mia e quindi per assurdo poi ritorna sempre tutto. Prima abbiamo creato questo rapporto di amicizia a livello umano e poi dopo è diventato anche il mio tour manager, colui che mi assiste in ogni data e sta lì a prendersi i miei sbalzi di umore. Quindi zio Marco per me è un vero Dio, io ho sempre avuto un problema con i miei parenti reali e devo dire che in lui ho trovato veramente una persona affidabile, nonostante il suo passato un po’ turbolento, affidabile nei miei confronti ed io lo rispetto. Sarà perchè anch’io vengo dalla strada come lui, anche se non ne parlo nei brani perché non mi piace. Sono contento di avergli dedicato questa canzone perché uno dico la verità nel brano, anche se in maniera ironica, e due perché si merita tutto l’amore d’Italia e spero che verrà riconosciuto in giro per la strada come merita un vero boss come è lui.

  • Nel disco troviamo la tua parte più festaiola e quella più riflessiva, profonda. Questa ambivalenza sarà una costante dei tuoi progetti o sei interessato in futuro a concentrarti su una delle due facce della medaglia? Tipo un disco solo club o completamente conscious.

Dirtelo adesso sarebbe impossibile, in questo momento ho vissuto una carriera da rapper nascosto, dove tutti quanti erano con me durante le date, durante le feste, poi però quando finiva la festa stavo sempre da solo fratè, quindi ho sentito l’esigenza di creare questi due mondi. Io scrivo quello che vivo, non scrivo mai cazzate e chiaramente non so quello che può riservarmi il futuro. Sicuramente il lato più introspettivo è quello che sento che in questo mese dopo l’uscita del disco mi appartiene sempre di più, però dirti adesso che un disco introspettivo sarà il mio prossimo lavoro la vedo molto Nostradamus. Io sono Junior Cally, quindi non sò come sarà il prossimo album.

  • Per quelli che sono gli obiettivi che ti sei prefissato, da ora in avanti, hai delle priorità? Esprimerti ancora di più, fare un tour enorme in tutti i palazzetti, piuttosto che collaborare con artisti internazionali.

Sicuramente la mia priorità è quella di continuare a fare dischi come fa un vero artista e vedere sempre più gente agli instore a comprare il disco fisico e a streammare sempre di più, perchè è quello che rende un artista vivo. Per quanto riguarda i live ho già annunciato le prime date, pensare ai palazzetti mi sembra troppo, in questo momento visto che sono al secondo disco e non sono Ultimo, per carità congratulazioni a lui, non è assolutamente un dissing, anzi. Sono sempre riconoscente a chi fa successo e Ultimo è uno di quelli, quindi fare i palazzetti dopo il secondo disco da rapper è un po’ complicato. Sicuramente vedremo all’interno del mio tour delle date più grandi rispetto al primo, però questo è perché il disco è piaciuto e perché c’è richiesta di avermi nei locali d’Italia. Per quanto riguarda invece il discorso di aprirmi sempre di più penso quella sia la base di ogni artista, o comunque dovrebbe essere alla base di ogni artista in Italia, scavare sempre più dentro sè stessi e cantare il vero, le emozioni che si provano nei vari momenti della nostra vita. Sulle collaborazioni internazionali ho già due, tre richieste dall’estero, chiaramente valuto bene perché sai se non fai una cosa fatta bene il feat estero non vale un cazzo. Quindi io punto a fare la musica fatta bene, se in questo contesto c’è l’opportunità di mettere un rapper o un cantante estero ben venga, ma non voglio fare il passo più lungo della gamba, voglio stare tranquillo e fare ciò che è giusto fare in questo momento piuttosto che strafare.

photo by @sebastianofernandez
  • Ultima domanda, offtopic. Come valuti la tua esperienza in Tv? Pensi di rifarla in futuro o hai altre idee?

Assolutamente sì, Junior Cally penso sia un personaggio che può andare bene anche in tv. Anche perché sono sempre me stesso e penso che il pubblico italiano debba vedere un rapper che ce la fa ad emergere senza tante marchette e senza tanti giri di parole. Penso di essere un buon esempio per chi mi guarda e per chi mi ascolta, quindi perché non portarlo anche all’interno di quel rettangolo chiamato televisione. La mia prima esperienza in tv è stata un feat con Gabri Ponte a canale cinque, la mia seconda esperienza è con StraFactor a Sky dove ho fatto il giudice esclusivo e la mia terza esperienza è quella a cui ti riferisci immagino. Ti dico che quell’esperienza a cui fai riferimento tu è semplicemente un continuo di quello che è Junior Cally in televisione. È capitato quello che è capitato e sono fiero di quello che ho detto perché è un messaggio che io comunque non sento inventato, anzi, quella frase la dissi in un live a giugno del 2018 e un fan se la tatuò sul culo, “fanculo la droga, viva la figa”, quindi non sento di aver snaturato il mio personaggio. Ho soltanto portato me stesso in tutta Italia battendo la Rai nelle settimane seguenti quindi in realtà è stato più visto il capodanno a Canale Cinque anche grazie a quella frase. Mi sento fiero personalmente e anche riconosciuto a livello nazionale per quello che ho detto perché è stata una cosa che mi ha portato ad essere noto in tutta Italia per la mia verità e per il mio modo di essere. Io non rinnego un cazzo.

Ringraziamo Junior Cally e il suo ufficio stampa per la disponibilità. Ascolta “Ricercato” su Spotify.

Ph copertina: @sebastianofernandez

Realizzata da Matheus Gualchieri.

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