Fino a dieci giorni fa la discografia di Enzo Dong non vedeva nemmeno un progetto, eppure tutta Italia conosce il nome già da qualche anno. Nel settore è un nome noto dal 2015, anno in cui usciva con i video di “Che Guard A’ Fa” e soprattutto “Secondigliano Regna”, poi scelta per la colonna sonora della serie Gomorra. Il 2016 è l’anno della sua vera esplosione, con una serie di brani che lo hanno reso virale in tutta Italia fino a portarlo in televisione (da Chiambretti), primo tra questi “Higuain”.

Da quel momento Enzo ha continuato a pubblicare singoli e collaborare con colleghi ma senza mai pubblicare un suo progetto, chiesto per molto tempo dai fan. Dopo anni di attesa, mezzi-annunci e mistero attorno alla sua creazione, finalmente abbiamo in mano il primo album ufficiale di Enzo Dong, “Dio Perdona Io No”. Due giorni prima dell’uscita lo abbiamo chiamato per chiedergli cosa fosse successo in questi anni, come ha lavorato al disco e cosa si aspetta dal suo futuro.

Il fatidico annuncio arriva dopo due freestyle che avevano scosso la rete e raggiunto grandi numeri nonostante la limitazione dello shadow ban su Instagram.
photo by @gianlucacldr
  • Ciao Enzo, finalmente è arrivato il momento del tuo album. Come stai vivendo questi ultimi giorni prima dell’uscita?

In questi giorni prima dell’uscita sono in un misto tra ansia e super felicità perché comunque sto iniziando a vedere i risultati di un anno e mezzo di lavoro per l’album già prima dell’uscita. Anche solo annunciando i freestyle o le cose che sono successe in questi giorni per quanto riguarda l’ufficializzazione della data con i furgoni, sto notando la grande risposta del pubblico e sono felicissimo. Pure perché per costruire questo album ho avuto tantissime difficoltà, mi trovavo comunque a Napoli, non avevo lo studio, non avevo un producer, quindi ho avuto molti rallentamenti in base a questo. Poi mi sono trasferito a Milano e ho iniziato a lavorare con Andry The Hitmaker, siamo poi arrivati a finalizzare l’album. Non vedevo l’ora, è stata veramente una fatica di Ercole.
  • Hai delle aspettative su come possa andare o su come verrà recepito dal pubblico?

Io aspettative cerco sempre di non crearmele perché se me le creo dopo posso essere o deluso o sorpreso. Sto cercando di vivere la cosa per come viene, infatti già prima di pubblicare i freestyle non mi aspettavo che la gente si sarebbe esaltata così tanto. Cerco di non crearmi delle aspettative troppo alte anche se so che l’album è forte e può riscontrare un bel risultato. Anche perché è il mio primo disco da indipendente e credo che al giorno d’oggi essere indipendente sia una scelta importante. Anche perché ci vogliono le palle per essere indipendenti sul mercato di oggi per come è fatto e per me è stato tutto il doppio più difficile. Per questo “Dio Perdona Io No”, io non perdono quello che mi è stato fatto, hanno cercato un po’ di snobbarmi, di mettermi da parte, quindi questa è la mia vendetta, questo album.

Foto di Enzo Dong

  • I tuoi fan e il pubblico in generale del rap italiano hanno atteso molto questo progetto negli ultimi anni. Tu come hai vissuto i 3 anni dal 2016 ad oggi e perchè hai scelto di uscire proprio adesso?

Dal momento che sono esploso io non mi aspettavo neanche di esplodere. Per esempio “Higuain” era una traccia che avevamo fatto nella stanzetta e doveva essere un freestyle su Facebook, non avevo aspettative, l’ho pubblicata ed è esplosa. Mi sono trovato gli articoli dall’Argentina, dalla Spagna, da qualsiasi parte dell’Europa. Non ero pronto a questo improvviso successo, non ero organizzato per iniziare a lavorare seriamente, quindi mi sono dovuto improvvisare. Siamo partiti con date, abbiamo fatto più di 150-200 date in tutta Italia, ho suonato a Londra, ho suonato tre volte in Svizzera. È passato un po’ di tempo senza che lavorassi all’album, per quanto poi io sui social ogni tanto annunciavo che sarebbe uscito, in realtà l’album non ce l’avevo, non avevo un produttore e ancora non ci avevo lavorato. All’album ci lavoro da un anno e poi un disco deve arrivare quando un artista si sente pronto ed è maturo. Anche se l’avessi fatto tempo fa magari non sarebbe stato lo stesso disco e magari quello che avrei fatto non avrebbe avuto successo. Invece quello di oggi arriva in un momento maturo per me, per rimettermi in gioco più forte di prima. Magari il destino mi ha portato a farlo uscire in questo momento.

  • C’è stato un momento in passato in cui sei stato molto vicino a completare il progetto di esordio e magari annunciarlo, tirandoti poi indietro per rimandarlo?

No in realtà io volevo fare un mixtape, inizialmente un EP con 4-5 tracce da pubblicare. Però poi ho visto che la roba stava diventando sempre più grossa, la visibilità stava aumentando, e sono dovuto passare direttamente al disco. Però come ti dicevo se l’avessi fatto prima magari non avevo neanche i featuring che ho oggi, che mi sono conquistato da solo, con il tempo.

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  • I freestyle con cui hai promosso l’annuncio del disco sono andati molto bene alzando anche un bel polverone. Ti aspettavi questo riscontro nonostante lo shadow ban di Instagram? Poi ti chiedo se quei pezzi finiranno prima o poi su Spotify.

Allora i freestyle che ho pubblicato per promuovere il disco saranno aggiunti all’album una volta uscita la Deluxe Version, insieme ad altre tracce inedite e saranno nella la versione speciale del disco. Io non mi aspettavo che andassero così forte sinceramente, si è rialzato l’hype più di quanto mi aspettassi. Ieri ho annunciato Fedez e la gente non se l’aspettava ho spiazzato chiunque, anche perché a me piace fare incazzare le persone. È un featuring della quale vado fiero perché non tutti collaborano con Fedez, ma io penso che la musica sia aggregazione e bisogna fare una fusione di stili, questa è una cosa importante. Io voglio andare dove gli altri non vanno, molti si sono incazzati e sono contro il featuring perché non se lo aspettavano, non si erano mai immaginati di vederci insieme. Magari si rimangeranno le parole e capiranno poi che la musica è fatta per unirsi e non per dividere.

 

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  • Come descriveresti “Dio Perdona Io No”, qual è il concept su cui hai costruito l’album?

La copertina dell’album è un riferimento a “Get Rich or Die Tryin’” di 50 Cent a cui hanno sparato sette, otto volte ed è ancora vivo. È un po’ la stessa cosa per quanto riguarda la mia musica, per questo ho fatto la citazione della copertina. Io non perdono quello che mi è stato fatto, non perdono le persone che mi hanno abbandonato, quelle che non hanno creduto in me, quelle che invece di darmi una mano a fare l’album quando dovevo farlo mi hanno fatto perdere tempo. Non perdono gli artisti o le persone che non volevano che io emergessi perché sono indipendente e comunque riesco a fare i numeri di un artista che ha firmato con l’etichetta. È tutta una serie di discorsi che va su questo argomento e anche sul fatto che io non perdono lo Stato perché ha abbandonato la gente del mio quartiere. Ha abbandonato i ragazzi che vivono ancora oggi in quartieri malfamati in delle situazioni di emergenza. Io non perdono il fatto che ci dicono che dobbiamo accontentarci di quello che ci hanno dato perché quello che ci hanno dato non è la verità. Quindi io non perdono, non mi adatto, non dico di sì.

Dio Perdona Io No è il titolo del nuovo album di Enzo Dong
  • Quindi questo disco è un po’ il manifesto di questa tua rabbia nei confronti delle ingiustizie viste e subite fino ad ora, oltre che a rappresentare la tua vita in tutte le sue sfumature.

Si, esatto.
  • Quanto tempo hai lavorato a questo progetto e come si è sviluppata la sua creazione in studio? A livello di sound, di selezione di tracce.

In realtà le tracce che ho fatto sono state le uniche sulle quali ho lavorato, non ho scartato tracce. Il disco è nato perché io volevo quel tipo di traccia e ho lavorato a quattro mani con i produttori, con Andry The Hitmaker, abbiamo fatto insieme i beat, gli chiedevo la sonorità, gli chiedevo tutto quello che doveva essere anche il sound dei beat. Il disco poi ha delle skit particolari che collegano una traccia all’altra e sono delle mie rappresentazioni sonore cinematografiche. Le vecchie skit che si portavano nell’Hip Hop e che non vanno più di moda, io voglio rimetterle di nuovo in gioco e sicuramente dopo quest’album altri rapper si metteranno in mezzo e mi copieranno (ride ndr).

Foto di Enzo Dong e Andry The Hitmaker

  • A livello di sonorità immagino ci siano tracce più chill, alcune più cariche, altre club. Hai dimostrato di saper fare più cose nella tua carriera, quindi mi immagino ci siano diversi lati di Enzo.

Si, infatti il disco è un disco a 360 gradi e ho cercato di spremere varie parti di me e metterle nell’album per farlo diventare vario, anche in base ai featuring che sono tutti diversi tra di loro.
  • Hai ricercato più le hit o di raccontarti in questo disco? Immagino entrambi.

Il fatto è che secondo me sono tutte hit, alla fine sono venute quasi tutte hit nell’album. Però io non ho puntato sempre a fare la hit, ho scritto molto per quello che mi veniva da dire. Infatti quando ho iniziato a fare l’album pensavo “okay devo scrivere, devo fare la hit”, però vedevo che mi bloccavo e non scrivevo e perdevo altro tempo. Poi ho capito che dovevo dire e raccontare il mio stato d’animo e le mie emozioni di quel momento per riuscire a creare un album.

  • A livello di tracklist c’è stato un feat che alla fine non sei riuscito ad inserire per un motivo o per un altro?

In realtà qualche feat c’è che non siamo riusciti a mettere nel disco, per questioni di tempistiche.
  • Si tratta di artisti nazionali o internazionali?

Sono sempre artisti italiani, non ti posso fare nomi perchè sono tracce che poi usciranno.
  • Rimanendo sui featuring, raccontaci ad esempio come è nato il rapporto con Fedez e poi la collaborazione.

Fedez è stata una persona gentilissima, molto disponibile, ci eravamo scambiati già dei messaggi.  Mi scriveva quando uscivano le mie tracce, gli piacevano i miei pezzi. Poi mi sono chiesto “perché non chiedergli un featuring, voglio qualcosa di diverso, qualcosa che gli altri non metterebbero nell’album perché magari hanno i pregiudizi e io questa cosa non ce l’ho, voglio collaborare con Fedez perché ci sta, mi piace“. Poi era pure il cantante preferito di mia nonna quindi è stato tutto un insieme di cose.

  • Quanto è importante avere un team forte alle spalle per un artista? Sappiamo ad esempio che hai iniziato a collaborare con Alessandro Borgia, uno dei manager più quotati del settore..

Penso che sia la cosa fondamentale e più importante per portare il progetto ad alti livelli. Io da solo con Davide Zazzaro siamo arrivati fino ad un certo limite poi abbiamo capito che la squadra doveva ingrandirsi. Sono entrati Ale Punto e Basta i ragazzi di Believe, abbiamo creato una squadra più grossa e questo è fondamentale.

Foto di Ale Punto e Basta ed Enzo Dong

  • Cambiando discorso, quanto e come è cambiato Enzo Dong da “Secondigliano Regna” ad oggi?

Io sono sempre uguale, sono diventato solo più maturo, con più esperienza alle spalle visto le difficoltà e gli errori che ho fatto. Mi sento più forte in questo momento rispetto a prima, ovviamente con più responsabilità, adesso ho un album in mano con dei featuring grossi e so che questo è il mio vero punto di partenza. Da questo momento in poi non possono più fermarmi, devo continuare a lavorare, continuare a fare uscire progetti, pezzi in continuazione.

  • Se dovessi dirci i tuoi obbiettivi principali, a livello umano e poi professionale, per il 2020. Quali sarebbero?

A livello umano voglio cercare di aiutare la mia famiglia, mio padre non deve più lavorare. Mentre a livello musicale voglio arrivare dove è arrivato Sfera e anche più in alto.

Ringraziamo Enzo Dong e il suo ufficio stampa per la disponibilità. Ascolta “Dio Perdona Io No” su Spotify.

Ph copertina: @gianlucacldr.

Realizzata da Matheus Gualchieri.

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