Vegas Jones è uno di quegli artisti che preferisce far parlare la musica piuttosto che i social e a fine 2019 non è scontato. Il nuovo album “La Bella Musica” in questo senso è una conferma, suggerita già dal titolo e sottolineata poi nell’ascolto del progetto. Il disco suona liscio, piacevole e intrigante. Molte parole, molti concetti e sicuramente tanta qualità. Il pacchetto perfetto per chi vuole apprezzare il rap fatto come si deve ma anche le idee di un ragazzo comunque giovane, al suo secondo album in major. Vegas è da diversi anni uno degli artisti più promettenti e validi del nuovo panorama italiano e dopo l’ottimo riscontro ottenuto con “Bellaria” il nuovo progetto vuole fare un passo in avanti.

Un solo featuring, un annuncio quasi improvviso e una comunicazione diretta, senza fronzoli. La curiosità era molta e ad oggi (una settimana dopo la pubblicazione) le aspettative sembrano già essere state ripagate. Due giorni prima dell’uscita ufficiale lo abbiamo contatto per chiedergli le sue sensazione pre-drop, come ha lavorato al disco e qual è la sua visione sulla scena e sulla musica in generale. Abbiamo pensato che a una settimana di distanza sarebbe stato interessante leggere le parole e i pensieri sviluppati poche ore prima dell’uscita. Ecco com’è andata.

  • Ciao Vegas, manca pochissimo ormai all’uscita di “La Bella Musica”. Che sensazioni stai provando in questi giorni?

Sto provando delle sensazioni belle. Sto sentendo che il progetto da dentro la nostra testa sta per uscire e sento che la gente già ha capito di cosa si parla. L’unica cosa che non voglio che succeda adesso è creare un disappointment nei miei fan, nella gente che lo sta aspettando. Inoltre mi aspetto di espandere quello che è il nostro pubblico. Ho cercato di essere un po’ più comprensibile a tutte le fasce di età, anche per chi si approccia per la prima volta a questo tipo di musica e spero di aver accontentato anche i nuovi nuovissimi. Io come vecchio fan di Vegas sono molto molto contento, ovviamente spero che un mio fan veramente pensi le stesse cose che penso io. Il disco è molto diretto, molto vero. Sono abbastanza tranquillo diciamo, non vedo l’ora che esca e basta. Sono curioso di vedere cosa succede, non so nulla e non dico nulla. Voglio solo vedere cosa succede appena esce.

  • L’annuncio del disco è arrivato come un fulmine a ciel sereno, come hanno reagito i tuoi fan? E a cosa è dovuta questa scelta?

In realtà è venuto tutto molto naturale. Il silenzio mediatico è stato dato dal fatto che sono stato assente sui social network proprio per lavorare sul disco, quindi non avevo niente di divertente da condividere se non cose segrete che volevo tener segrete. Volevo tenere tutto il pacco del progetto per dopo e scartarlo dopo averlo annunciato. Sono stato fermo un paio di mesi proprio per far capire ai fan che stavo lavorando a qualcosa, perché comunque quando sto in silenzio di solito sto producendo cose nuove. Ovviamente la gente non l’ha presa come una sorpresa, qualcuno se lo aspettava, magari un progetto intero no, magari dei singoli con uscita del disco a inizio anno prossimo. In realtà sono rimasti tutti molto bene, ho cercato anche tramite la copertina di dare un impatto diretto, essenziale. Come prima informazione ti è arrivata la mia faccia con 20092 addosso e basta, così uno si poteva concentrare su quella cosa lì e farsi tutti i suoi viaggioni immaginandosi come sarà il disco.

Cover del disco "La Bella Musica" di Vegas Jones

  • Quindi anche nella scelta della copertina hai voluto far capire che c’è un concept dietro che punta all’essenziale.

Bravo esatto, che si parla di musica proprio. Devi ascoltare la musica non devi guardare nient’altro, l’unica cosa sono io, mi vedi, c’è la mia faccia con il mio lato un po’ più scuro e uno un po’ più illuminato che possono rappresentare momenti bui e momenti felici, più spacconi. Poi ovviamente il tatuaggio che significa che non mi dimentico da dove vengo. Sono riuscito fortunatamente ad essere vero per questo progetto come lo sono sempre stato. Più vai avanti e più ci sono cose che ti possono influenzare e fare male, sono contento di non aver ceduto neanche a questo giro.

  • A giudicare dalla tua comunicazione di queste settimane sembra che questo sarà un disco di sostanza, pieno di contenuti e tecnica. Quanto mancano secondo te a questa scena album così?

Guarda bro, sicuramente ce n’è bisogno. Te lo dico proprio estraniato da me che l’ho fatto, ma come c’era bisogno del disco di Marra che è uscito da poco, c’era bisogno anche del disco di MamboLosco uscito quest’anno, come anche il disco di Massimo Pericolo. Comunque sia sono stati tutti dischi di bella qualità, un po’ forse è finito quel momento della pagliacciata che viene prima dell’essere bravi a fare quello che fai. Magari era più una peculiarità del 2016/17 magari anche 2018, però quest’anno ho proprio visto che ci stiamo un attimo ripulendo. Se esce un ragazzino nuovo che spacca allora sono il primo a scrivergli, probabilmente ancora prima che inizi a spaccare. Ma se esce per l’hype e perchè ha il personaggio bello ma la musica fa schifo mi trovo un po’ in difficoltà, poi magari sembra che non voglio supportare le nuove generazioni ma se sei scarso in uno sport c’è poco da fare. Restano quelli che hanno qualcosa da dire e quelli che sanno fare questo mestiere ed è giusto che lo faccia chi lo sa fare. Poi per chi ha fuffa da raccontare ci sono mille altri lavori dove possono essere più utili alla società piuttosto che a fare i rapper e magari confondere le idee a qualche giovane ragazzino che vuole veramente provarci. Bisogna far capire che va bene il gioiello però il duro lavoro è quello che ti porta ad avere il gioiello, non è che il gioiello ti arriva così da un momento all’altro. Fortunatamente questa cosa sta migliorando e ora stanno uscendo dei veri artisti, se poi diventeranno grandi o piccoli sarà il tempo e la carriera a dirlo, io sto provando ad essere un grande artista. L’importante è avere roba di qualità che metta tutti d’accordo e che se io parlo con te so che sto parlando con un mio simile e non con un incapace che non sa fare il suo lavoro. Quella roba che ha detto Emis, la sto leggendo ultimamente e sono super d’accordo con il suo pensiero al cento per cento.

Foto di Emis Killa e Vegas Jones

  • A livello di nuove uscite quest’anno ci sono degli artisti o dei dischi che ti hanno impressionato? Con cui magari ti sei messo in contatto e gli hai fatto i complimenti.

Sicuramente mi piace la grinta di Paky, il ragazzo di Rozzano, poi io frequento molto la zona andando da Andry spesso quindi figurati. Appena ho saputo che uno di loro aveva spaccato mi sono preso bene subito, infatti ho sentito il pezzo ed è una roba molto di quartiere, l’ho apprezzato molto e ovviamente lo abbiamo contattato. Mi piace molto anche tha Supreme che quest’anno ha spaccato una cifra. Ma in generale la vera conferma io ce l’ho nel momento in cui sento il disco. Se devi sentire i singoli al giorno d’oggi ci sono troppi fattori per cui uno può svoltare, può esserci un’unione di cose che poi veramente magari è tutto un fuoco di paglia e senti solo un pezzo e il resto no. Prima di parlare mi piace sentire più pezzi di un artista. Poi ovviamente uno come Massimo Pericolo che è uscito in maniera più completa, ovvero con un progetto e qualche featuring, l’ho inquadrato subito meglio, con più carne al fuoco diciamo che è più semplice. Sono contento perché stanno uscendo cose di qualità, non so se sei d’accordo con me, sennò penso di essere uno che vive sulla Luna ma secondo me quest’anno ci siamo un po’ ripuliti e stiamo andando verso una buona strada.

  • Si sono d’accordo, le cose stanno cambiando in meglio. Cambiando discorso, hai detto che nell’ultimo periodo hai viaggiato molto. Dove sei stato e cosa ti sei portato con te di queste esperienze?

Quest’anno sono stato in un botto di posti, sono stato in qualche isola bella caraibica, come dico in “Presidenziale”. Bisogna staccare la testa ogni tanto sennò poi impazzisci. Sono stato a New York, poi sono stato all’est, ho fatto un bel po’ di giri, sono stato a Londra due tre volte. È un luogo che frequento molto e il livello lì è altissimo. A Londra pure il più scarso del mondo è più forte di me, più forte dei rapper italiani forti di brutto e quindi figurati, c’è uno stimolo a frequentare posti con questi standard, ti spinge a metterti in gioco. Il disco è stato progettato innanzitutto da me, poi è stato lavorato in diversi posti, in uno studio a Manhattan Beach, poi da Andry, in studio da Shok, nel mio studio nel penthouse nuovo, è stato fatto da Don Joe, a Garlasco, poi da Patrick in Svizzera, da Merk & Kremont, abbiamo fatto progetti ovunque, negli hotel di tutta Italia e mentre facevamo i dj set.

  • In questi viaggi hai avuto delle connessioni artistiche con qualche personaggio di Londra o dei posti che hai frequentato? O non sei andato con queste intenzioni?

Non sono andato con quell’intenzione però sono successe cose fortunatamente, essendo il progetto molto spontaneo è come se si fossero allineati i pianeti. Anche quando sono andato a Londra sono finito in studio con degli artisti londinesi locali underground, molto molto forti. Lì a forse è ancora peggio dell’America perché è proprio una situazione molto più piccola essendo solo Londra, ci sono ragazzi dalla strada che fanno pezzi e poi gli arriva Drake a bussare alla porta. Comunque pur non partendo con quella intenzione sono finito per collaborare con nuove persone, ho preso anche lezioni di canto. Ho avuto dei coach che sono venuti dalla California tramite la mia insegnante di canto, ho fatto un po’ di storie fighe che mi hanno ampliato il cervello e anche le capacità. Sono riuscito a fare di più del solito, anche a livello vocale. Dopo l’ultimo progetto “Bellaria: Gran Turismo” sono passati tre/quattro mesi prima dell’inizio di quello nuovo e io avevo voglia di dire ancora, non ne avevo abbastanza dopo il repack.

  • Quindi c’è stato anche un investimento in te stesso nella tua arte, nel volerla migliorare.

Certo, ma quella ci sarà sempre. Credo che la ricerca continua sia il segreto, se studi sei più preparato e sai bene quello che gira e quello che girerà. Poi sai noi comunque dal 2016 abbiamo messo un bel mattone. Ovviamente dobbiamo superarci perché quando ti accorgi che l’Italia un po’ segue quello che hai fatto tempo prima non è neanche bello stare fermi a guardare gli altri che stanno facendo quello che hai fatto tu. È bello continuare ad andare avanti.

  • Il consiglio che ti sentiresti di dare a un nuovo ragazzo che vuole iniziare a rappare immagino sia il tuo esempio di perfezionismo di volersi migliorare continuamente

Bravo esatto, di non accontentarsi mai, di crederci e avere tanta pazienza. Io ho avuto una situazione particolare, ho avuto un bel po’ di porte chiuse in faccia, un po’ di situazioni. Ma ti dico la verità non è assolutamente una lamentela, anzi, è un punto di forza perché mi hanno portato ad essere quello che sono oggi. A volte prendere due tre botte in culo fa bene, ti fa svegliare subito, magari ti svegli un anno e mezzo prima di un altro. Adesso risentendo il disco mi sento sereno e questa cosa qua la voglio far trasparire anche alla gente, si può lavorare duro però essendo sereni nella vita.

Foto di Vegas Jones

  • Come avete lavorato al nuovo disco e quanto è durata la sua creazione?

Ti direi un annetto più o meno, otto nove mesi, finito di farlo a fine settembre e ho iniziato per gennaio febbraio quindi sì, praticamente un anno. Poi tieni conto che qualcosina ce l’avevo già pronta prima a livello di idea, a livello di stesura ho cominciato a febbraio con “Crème de la crème”, “Solido” e “La bella musica” quelle sono le prime. Per il resto “DM” è stata l’ultima che ho scritto, non sapevo come fare l’intro e un fan che mi ha scritto questa cosa che mi ha illuminato completamente, tanto è che poi io gli ho detto “sei un ispirazione per me”. All’inizio come intro volevo fare una cosa tipo “Bella Vita” però ho detto “l’ho già fatto, voglio fare qualcosa di nuovo” e allora ho preferito stare sul corto. Poi è una cosa che si sarebbe evoluta in “Crème de la crème” che è un po’ più cattiva (ride ndr).

  • È stato più difficile scriverlo o trovare le sonorità giuste per il disco? Come sono stati i due approcci?

Sonorità giuste, questa è la risposta. Abbiamo lavorato tanto, con più teste, anche direttamente con i beat fatti sul registrato. Tutto con un team abbastanza coeso che ci ha permesso di lavorare anche velocemente, ma senza fare le cose a caso. È stato molto più difficile trovare il sound, perché a livello di argomenti qualcosa ce l’avevo, ho scritto in maniera libera come un flusso. Non ho pensato a fare il singolo come ad esempio “Puertosol” che era leggermente forzata come cosa ed è stata proprio una scelta stilistica, poi l’ho messa all’interno del disco per far capire quale sia la differenza tra il prima e il dopo. L’ho messa in fondo così tu ti ascolti tutto il Vegas nuovo poi ti ascolti quello che era “Puertosol” quest’estate e ti ricordi di Vegas vecchio e noti l’evoluzione. Questo è stato un po’ il senso di metterla lì, però diciamo che il disco finisce con “La bella musica” assolutamente, sono le 13 tracce. “Puertosol” è stata un bellissimo episodio di questa estate, ho voluto comunque dargli onore e infilarla dentro, anche perché ha un senso logico non è messa lì a caso quindi ci sta.

  • In che modo il nuovo Vegas si distanzia da “Puertosol”?

Il nuovo Vegas si distanzia da “Puertosol” perché “Puertosol” è una persona che cercava solamente l’ambizione e fino a quando non sono andato a New York non me ne sono reso conto. Appena ho messo piede a New York sono tornato con il pezzo più o meno fatto, ho imparato come dico in “Palme & cemento” a godermi un po’ di quello che ho fatto. Ho preso consapevolezza che poi ovviamente sento molto riflessa all’interno di tutto il disco, un po’ spalmata ovunque. Vedo che dietro a me ho lasciato qualcosa di buono, vedo i giovani ragazzi adesso che rappano e sono tutti stati molto ispirati, sono veramente preso bene da questo che è la cosa più bella della musica secondo me. Lasciare qualcosa a chi arriva dopo di te e ovviamente vedere che si può fare meglio. Spero che ci sia sempre questo giro di stimolo artistico e non di pagliaccerie varie, spero che questi nuovi ragazzi abbiano la mentalità giusta e secondo me cominciano ad avercela. Bisogna prendersi le cose, nessuno ti regala niente. Comunque adesso sono più sereno, rimanendo comunque ambizioso, prima non ci riuscivo molto bene.

  • Da cosa viene la scelta di avere un solo featuring?

Ero partito con l’idea di voler fare dei featuring, perché mi piace collaborare poi soprattutto ci sono molti artisti che rispetto e con cui non ho mai fatto niente. Quindi ho detto “a questo giro mi voglio buttare un po’ sui featuring anche nuovi, averne diversi”. Però poi alla fine essendoci stato un processo molto easy, molto tranquillo e reale, succedeva che facevo una traccia e mi veniva da chiuderla tutta. Ne facevo un’altra e mi veniva da chiuderla tutta e così via, avevo voglia di parlare, una volta trovato il concept riuscivo ad esprimermi. Quando è arrivato il beat di “Presidenziale” ho detto “qua è un banger bello potente”, i banger a me piace affibbiarli ad un featuring. Volevo usare la parola “presidenziale” che la uso tutti i giorni, tipo “onesto”, devo usarla per forza perché la uso per qualsiasi cosa. Quindi mi è venuto in mente il presidente degli Stati Uniti d’Italia del rap (ride ndr) che è Fibra e infatti mi ha fatto uno strofone paura da presidente vero, completamente a tema con quello che volevo dire io. Nelle sue barre mi sono molto tranquillizzato quando le ho sentite perché ha spaccato ed è stato veramente fresco con una metrica super, la traccia è un vero banger.

Foto di Vegas Jones e Fabri Fibra

  • Poi è anche un ponte generazionale.

Si esatto, bravo. Comunque dimostriamo sempre che si può fare il rap e si può fare bene. La moda non ci tocca, non ci cambia, anzi portiamo il rap, che è tornato di moda.

  • Ci sarà una deluxe edition magari con dei featuring all’interno? È un’eventualità possibile?

Certo, assolutamente valutabilissimo. Ma per ora non sappiamo nulla, non so niente neanche io guarda. Sicuramente è valutabile anche perché ti ripeto comincia ad esserci un po’ di gente di quella che mi piace. Ovviamente per questo progetto è andata così, ma sono contentissimo che sia andata così perché ho bisogno di confermarmi anche un po’ da solo. Tuttavia sono preso benissimo con i nuovi artisti che stanno spaccando e anche quelli che stanno continuando a spaccare.

  • In molti ti considerano una mosca bianca all’interno del settore. Tu come ti vedi nella scena?

Mi considero uno vero frate, semplicemente. A me piace il vero, mi piace stare con i veri. Guarda le collaborazioni, mi piace condividere quell’idea lì, mi piace che ci siano delle cose vere di stima e che il business stia al posto suo diciamo.

  • Quindi sei contento di essere mosca bianca?

Molto, assolutamente. Anche perché poi ne parlano sempre tutti quindi va benissimo (ride ndr), super hype come cosa.

Ringraziamo Vegas Jones e il suo ufficio stampa per la disponibilità. Ascolta “La Bella Musica” su Spotify.

Realizzata da Matheus Gualchieri.

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