Il Tre è uno dei nuovi rapper che nell’ultimo anno sono arrivati agli orecchi del grande pubblico. Il giovane romano con la pubblicazione dei mixtapeCracovia vol. 1” e “Cracovia vol. 2” raggiunge ottimi risultati e attira l’attenzione del noto format Real Talk. La puntata nel novembre del 2018 esce quasi in sordina, in mezzo a un calendario di nomi altisonanti, e ottiene un riscontro incredibile con (ad oggi) quasi 4 milioni di visualizzazioni, confermandosi uno dei top episodi della stagione. La tecnica e le metriche del rapper non passano inosservate e collocano Il Tre nell’elite degli artisti più interessanti della nuova ondata. “L’Importante”, prodotta da Bosca e uscita nel 2019, anticipa la pubblicazione del singolo “Cracovia, pt. 3”. Il brano arriva a 8 milioni di ascolti su Spotify e aumenta la curiosità attorno ad un possibile album di Il Tre. Abbiamo deciso di contattarlo per fargli alcune domande sulle sue esperienze nel settore, la firma in major e il sul futuro.

Foto di Il Tre

  • Ciao Il Tre, negli ultimi due anni ti sei fatto molto notare per le capacità tecniche e liriche. Come hai sviluppato la passione per il genere e poi le tue skills? Come è stata la tua iniziazione in questo mondo?

Ho sviluppato la mia passione per quello che faccio oggi tramite la scuola. Nel senso che avevo onestamente molto poco da fare in classe, perciò in qualche modo è stata anche una roba casuale. Mi sono dovuto impegnare il tempo e quindi tra una cosa e l’altra c’era un ragazzo che praticava la stessa disciplina e un giorno mi ha detto “vieni a registrare con me, facciamo un po’ di roba insieme”. Da lì è nata questa mia passione che poi non si sa perché ho deciso di portare avanti, evidentemente perché pensavo ne valesse la pena ecco.

  • Sei stato fin da subito convinto? Ci hai messo tanta costanza o è stata più una cosa che quando lo facevi andava molto bene.

È stata una cosa graduale, appena ho cominciato comunque mi sono reso conto che era una cosa che mi prendeva molto di testa e perciò ho deciso di svilupparla e di portarla avanti. Poi ti ripeto, è stata una cosa passo passo, piano piano è andata sempre a migliorare.

  • Adesso che sei a tutti gli effetti nel settore, che ne pensi di questa industria? Ci sono cose positive o negative che ti hanno sorpreso dell’essere un artista professionista?

Come ogni settore penso ci siano i pro e i contro, la mia fortuna è quella di scoprirlo perché diciamo come dici tu ci sono dentro. Sicuramente fa piacere vedere che quando esce un pezzo, che è cosiddetto una “hit”, tutti se ne accorgono e ne parlano, tutti comunque ti fanno i complimenti. Il contro è che come in ogni settore devi mantenere alto il livello, però anche quella è la parte bella se vogliamo.

  • Te lo eri mai immaginato come sarebbe stato entrare in questo mondo?

No, ti dico la verità, non me lo ero mai immaginato anche perché non lo avevo proprio messo in conto che un giorno sarebbe potuto accadere. Ho iniziato senza pretese, non è che mi sono detto voglio fare chissà cosa, io l’ho fatto perché mi piaceva perciò poi è andata come è andata e ho deciso di portarla avanti.

Foto di Il Tre

  • Quanto sei cambiato come persona e come artista dal One Shot Game del 2016 ad oggi?

Sicuramente sono cambiato in parecchi aspetti, ho preso parecchie consapevolezze, sono più consapevole dei miei mezzi, anche se pure allora avevo voglia di spaccare come ce l’ho adesso. Sono solo cambiati i modi che ho di lavorare, perché fortunatamente mi sono evoluto, quindi anche a livello un po’ più professionale se vogliamo, prima era tutto molto a caso. Ho mantenuto quell’aspetto nel senso che molte cose adesso vengono fatte all’ultimo minuto, ma perché io sono fatto così, però sicuramente sono cambiato in parecchi aspetti. Anche dal punto di vista di concepire un pezzo, magari nella scrittura, nell’approccio a diversi fattori.

  • Fammi pure degli esempi, non so, sei diventato più veloce nel processo creativo?

Diciamo che sotto alcuni aspetti mi ritengo anche un po’ viziato, nel senso che prima scrivevo molto a casa, mentre adesso tendo a scrivere quando sto in studio, con il produttore, con il beat già pronto. Prima mi dovevo arrangiare sui type beat, per questo ti dico che ho cambiato alcune abitudini. Di fondo poi ci sto sempre io, non è che sono cambiato a livello caratteriale.

Foto di Il Tre

  • Ti ho anche visto all’evento di Real Talk, hai una presenza sul palco importante, sei molto sicuro di te, è una cosa che pensi di aver sempre avuto o che piuttosto hai sviluppato con l’esperienza?

La prima volta che sono salito su un palco non è andata proprio bene, anni e anni fa avevo un sacco di paure. Però piano piano mi sono reso conto che il palco era un mio punto di forza perché già dai contest alle battle mi rendevo conto che, diciamo senza troppa umiltà, avevo una marcia in più rispetto agli altri. Mi sono da subito reso conto che avevo qualcosa in più sul palco e quindi diciamo è stato un aspetto che ho voluto sviluppare particolarmente anche perché il live è una delle parti più belle di questo mestiere.

  • Quanto ti ha aiutato Honiro nel tuo percorso e cosa pensi di questa realtà?

Per quanto riguarda Honiro sicuramente è una realtà che nella mia città è la più rilevante. Mi ha aiutato molto perché era l’unica realtà che faceva contest e dava opportunità ai ragazzi di farsi notare. Poi quello che mi sono preso me lo sono preso da solo, non me l’ha regalato nessuno, però sicuramente è stata una bella vetrina dove potermi esibire.

  • Sei entrato in major, nella Warner. Quali sono le sensazioni nel far parte di una grande realtà discografica?

Anche questo è un altro passo che non mi sarei mai aspettato di fare. Ti dico che mi sento tra virgolette anche più protetto, perché comunque sono in un etichetta, perciò c’è gente che lavora per far sì che il mio progetto vada bene. Sento tante campane quando si tratta di consigli, perciò siamo un team e lavoriamo tutti per lo stesso obiettivo quindi è vantaggioso da questo punto di vista e non credo neanche che sia troppo vincolante. Tutti pensano che le major siano chissà cosa, in realtà dipende da come le prendi, da come entri tu a far parte del progetto, tutto qui.

  • Parlando della tua serie di mixtape “Cracovia”, che fasi della tua vita rappresentano?

Sicuramente siccome mi sono fermato al volume due rappresentano un aspetto della mia vita un po’ vecchio, rispetto ad adesso che comunque mi sento un po’ più una novità. Però sono anni in cui ho sperimentato il mio talento e tutto quello che c’era da sperimentare se vogliamo. Sicuramente sono stati la mia rampa di lancio, sono stati il mio biglietto da visita per come adesso mi ha conosciuto la scena e l’Italia intera.

  • Ci sono delle differenze che ti senti di citare riguardo i primi due volumi o li metti tutti nello stesso calderone della tua fase artistica?

Li metto tutti e due nello stesso calderone ma non per chissà quale motivo, ma semplicemente perché erano una specie di biglietto da visita con il quale io volevo farmi notare. Rappresentano la mia voglia di farmi conoscere e perciò magari sono fatti anche un po’ di getto, senza pensarci troppo, senza lavorarci troppo sopra. Sicuramente in futuro andrò a fare cose più lavorate e pensate.

  • Spiegaci la scelta di chiamarli in questo modo.

Il nome nasce semplicemente da una parola che a me piaceva come suonava, come “Cracovia” perciò non c’è neanche troppo dietro. Se non che poi mi sono andato a documentare sull’origine della città e ho scoperto che era una città dove erano state fatte numerose guerre anche sanguinolente. Perciò ho accostato questa cosa, anche alla copertina del mio primo Mixtape dove ci sono io tutto sporco di sangue. Era un po’ il mio ingresso nella scena per questo ti dico era anche la mia voglia di farmi conoscere, si lega tutto.

  • Rappresentava un po’ il tuo spirito da battaglia nel tuo percorso

Esattamente.

  • “Cracovia pt. 3” arriva con molto hype, quando hai lavorato al pezzo e cosa significa per te?

Mi sono messo a lavorare al pezzo quest’estate, quando ho conosciuto Christian in arte BVRGER, il produttore di “Cracovia pt. 3”. Il pezzo è nato in studio, lui mi fece sentire questo beat che a dire la verità neanche mi colpiva troppo all’inizio solo che poi appena sono arrivato a casa è stato il primo beat sul quale ho deciso di scrivere. Vuole quasi chiudere un cerchio, perché è stata fatta la parte uno che comunque era quella di un Guido ancora molto giovane, ha fatto 100mila visualizzazioni in un anno per dirti. La parte due ha cominciato a fare i suoi numeri e la parte tre voleva quasi essere una consacrazione per quello che riguarda “Cracovia”, non per quello che riguarda Il Tre come rapper.

  • A che punto è il nuovo mixtape, cosa possiamo sapere a riguardo?

A riguardo nulla perché neanche io ho le idee ben chiare, ci potrà essere un volume tre come magari ci potrà essere un album con un altro titolo, adesso non lo so. Quello che so è che sicuramente un album è nei miei progetti, e questo è poco ma sicuro, però magari essendo il mio primo album ufficiale, avendo fatto solo Mixtape finora, non so cosa potrò riservare al pubblico. Sicuramente è nelle idee, adesso vediamo bene e cerchiamo di fare il punto della situazione.

  • Quindi non c’è un progetto in lavorazione?

Ma si c’è roba in cantiere, devo vedere come raggrupparla.

  • Magari collaborazioni per brani di altri artisti?

Si, ti ripeto sono a lavoro su diversi fronti e su diversi aspetti, è solo questione di tempo.

  • Che artisti ti stanno piacendo attualmente nella scena italiana? Con quali artisti pensi di avere una sintonia artistica?

Mi sento e mi sono sentito con Junior Cally perché mi ha chiamato nel suo disco, veniamo da due realtà abbastanza simili. Adesso nome sì o nome meno, mi sento abbastanza simile a chi come me viene da un paesino e voleva solo far vedere a tutti che questa roba era fatta per lui. A dire la verità ho anche poco rapporto con gli altri artisti della scena, ma perché io proprio sono fatto così. Però ti dico anche che mi sento con Nayt che è un collega se vogliamo, mi sento con Clementino, perciò diciamo non ti faccio dei nomi specifici, mi sento un po’ con chi capita perché non ho tutto questo rapporto ecco.

  • La collaborazione proprio nel disco di Junior Cally come è nata?

È stata molto semplice in un certo senso, a me è arrivata questa chiamata che mi diceva che Junior era interessato ad avermi nel suo disco, poi mi ha girato il beat e un giorno sono andato in studio. Ho fatto il pezzo ed è uscita la collaborazione, è stata una cosa molto tranquilla. Poi ci siamo conosciuti, già ci eravamo beccati ad una data che avevamo fatto insieme e poi è nata la collaborazione qualche mese dopo.

  • Cambiando discorso, come valuti la tua esperienza a Real Talk? Ti aspettavi tutto questo riscontro sia sul web che live?

A tutti gli effetti è stata una delle puntate più seguite e più viste e onestamente io non me l’aspettavo assolutamente. Quando ho saputo che sarei andato a Real Talk sicuramente ero entusiasta. Sai a Real Talk c’erano puntate con nomi ben più affermati di me perciò ovviamente pensavo “sì, tutto bello, però non sono questo grandissimo nome perciò speriamo che andrà bene” e quindi ho semplicemente pensato a dare il meglio di me. Il meglio di quello che potevo dare io l’ho dato e fortunatamente è andata come è andata. Se mi stai chiedendo se me l’aspettavo la risposta è sicuramente no, infatti è stata una cosa che mi è esplosa fra le mani, io non me l’aspettavo e volevo soltanto fare casino ed è quello che alla fine ho fatto.

  • Raccontaci come si è sviluppato il tuo rapporto con Kuma e Bosca, sappiamo che credono molto in te.

Io li ho conosciuti lì e mi sono trovato subito bene, mi hanno messo a mio agio, mi sono subito sentito a casa. Anche grazie a questo sono riuscito a dare il meglio di me in puntata. Successivamente Bosca mi ha prodotto un pezzo che è “L’importante” che è uscito su Spotify ed è sicuramente un pezzo che prende una linea diversa da quella che è la mia solita attitudine nel rap. Anche Khaled è una persona che reputo davvero mirata, che crede nel progetto, crede in me e ti ripeto è stata una bella esperienza, mi sono subito sentito a casa.

  • Quindi magari ti hanno dato anche delle dritte sia Bosca che Khaled.

Si, dei consigli diciamo.

Leggi anche “Siamo stati al live di Massimo Pericolo, Speranza e Barracano”

  • Quali sono gli obbiettivi per il 2020? A livello personale e soprattutto artistico.

Non ho degli obiettivi prefissati, non è che mi sveglio la mattina e dico “speriamo che succederà questo”. Io come tutti voglio soltanto migliorare in quello che faccio e in quello che scrivo come lo scrivo e come lo faccio, non ho degli obiettivi. Voglio arrivare a più gente possibile ovviamente come è normale che sia, ma non ho degli obiettivi ben precisi ecco.

Realizzata da Matheus Gualchieri.

Segui HipHopTender su InstagramFacebookYoutubeSpotify SoundCloud