Era aprile del 2018 quando la super hit “P Secondigliano” esplose prima in tutta Napoli e poi in tutta Italia. Quello era il manifesto che avrebbe dichiarato il futuro del rap partenopeo. I due giovanissimi rapper hanno intrapreso due percorsi diversi, entrambi in major e con brani che hanno riscosso grande successo. Ma se Geôlier è già uscito col disco, Nicola Siciliano sta seminando una serie di fortunati singoli in attesa di pubblicare (forse) il primo album ufficiale nel 2020. Ultimo tra questi “Mambo” prodotto da uno dei migliori producer italiani, Sick Luke. Abbiamo quindi colto l’occasione per intervistare uno dei nuovi talenti della scena rap.

foto di Nicola Siciliano
photo by @aarianna.canali
  • Ciao Nicola, come ti senti in questo periodo?

In questo periodo benone, non mi lamento dai.

  • Hai iniziato da poco però hai mosso comunque dei bei passi velocemente, in che fase ti senti del tuo percorso?

In questo momento mi sento ancora in una fase di crescita, devo ancora sviluppare tutto. Mi sento in una fase di evoluzione, ho fatto un lavoro di cui mi sento soddisfatto. Direi quindi una fase di crescita ed evoluzione. Sto crescendo non solo musicalmente ma anche esteticamente, come mi vedo io ogni giorno come artista e come persona.

  • Anche a livello di immaginario piuttosto che di sound.

Si anche a livello di ispirazione diciamo.

  • Quali sono le tue ispirazioni attualmente? Ci sono dei riferimenti, ti stai ascoltando qualcosa in particolare?

In questo periodo, come tutti i giorni, sto ascoltando soltanto musica americana di vari generi. Anche il nuovo album di Kanye West trasmette tantissime ispirazioni diverse e prospettive diverse, resta sempre lo stesso però giustamente con varie prospettive.

  • A livello di influenze quindi c’è il rap americano, però in generale a livello di sonorità stai esplorando più campi.

Si si, assolutamente si.

  • Recentemente è uscito il tuo nuovo singolo, “Mambo”. Raccontaci la storia di questo pezzo.

Mambo” è nata in un batter d’occhio. Avevo quattro progetti “a terra” come si suol dire. Un giorno mi contatta Sick Luke e mi invita in studio da lui a Roma. Vado in studio da lui, mi fa sentire alcuni beat e lavoriamo insieme ad un beat che era appunto quello di “Mambo”. Avevo soltanto il ritornello e lo applicai sul beat che mi fece, che poi è diventato quello che è uscito adesso. Mi sono trovato davvero bene e a mio agio, anche perché per me è molto difficile trovarmi a mio agio se non al di fuori del mio studio. Mi sono sentito davvero bene ed è stata una bella esperienza poter lavorare con lui, sono davvero soddisfatto del risultato.

  • Cosa ne pensi di Sick Luke come produttore? Sia livello artistico che umano dopo che lo hai conosciuto? Secondo te che ruolo ricopre attualmente nella scena?

Lui è italo-americano quindi ha delle prospettive diverse nel modo di fare musica, diverse da tutti gli altri che ho conosciuto. Anche come persona lui ha voglia di fare musica, trasmette molta voglia, è coinvolgente e ha molta passione. Parlando artisticamente ha anche uno spessore artistico importante come tutti sappiamo, dal suo passato alle produzioni che sono diventate hit. Per me è stata una persona molto umile, è una persona che merita molto, quindi non ho nulla da dire a riguardo a parte questo.

  • Insieme avete lavorato anche ad altri progetti? Beat in più che ti ha lasciato o avete fatto delle bozze di nuove tracce?

Allora in passato abbiamo fatto anche una traccia che era un mio pezzo e io gli inviai delle voci. Poi lui mi mandò altri beat a cui sto lavorando tutt’oggi per progetti futuri.

  • Secondo te ci sono delle similitudini tra la scena romana e la scena napoletana o sono molto distanti?

Ci sono delle similitudini, non vedo tutta questa differenza tra la scena romana e la scena napoletana nonostante qualcuno possa trovarle dall’esterno. Le vedo simili, anche se non a livello musicale, ma non ci sono molte differenze.

  • Io come altri miei colleghi concordiamo sul fatto che quella napoletana è una scena d’oro, questa nuova generazione che si sta costituendo come Geôlier, Coco, MV Killa ed altre realtà, è probabilmente la nuova capitale del rap italiano nel futuro. Tu che ne pensi della situazione della scena napoletana?

Certo che sì, anche perché la scena napoletana sta facendo parlare molto di sé, non solo a Napoli ma anche in tutta Italia da come vedo. Tutte le persone in generale dicono che la scena napoletana è quella che sta facendo parlare più di sé. Quindi sono anche felice per questo. Napoli ha dei pregi e dei difetti, come tutte le altre città. La musica napoletana da anni si espande nel mondo, passando dalle canzoni napoletane classiche arrivando fino all’America. La scena nonostante le difficoltà dovute al dialetto napoletano che non viene capito da tutti, se non viene studiato e tradotto, sta facendo passi avanti e spero che un giorno possa essere riconosciuta non solo dall’Italia, ma anche dall’Europa e globalmente.

  • Proprio per la musicalità del suo dialetto e per tutta un’altra serie di fattori penso possa essere la scena più internazionale.

Sisi, questo intendevo io, assolutamente si. Più di molte altre, magari avvicinarsi ad un contesto come quello francese.

  • Tu hai mai avuto un approccio con artisti esteri? Vuoi averne?

Si ho avuto approcci con artisti esteri, non i “big” della scena estera però si ho avuto approcci ed è diverso da come la pensiamo noi. Loro hanno più punti di vista sulla loro musica, come noi a Napoli ce l’abbiamo, capisci che intendo. Vorrei anche poter conoscere persone con molta esperienza musicale.

  • Sei giovanissimo e nonostante questo hai già degli ottimi numeri alle spalle. Come hai vissuto questa scalata al successo a livello personale?

Ti dico che per me, come dico sempre, è stata una crescita di vita. Quando entri in un nuovo mondo in un batter d’occhio è bello, però giustamente ogni cosa ha il suo pregio e il suo difetto. Non è stato molto facile poter portare avanti all’età che avevo, 15 anni, quello che stava succedendo, però non ti nascondo che è stato bellissimo. Tutt’oggi ancora lo è e giustamente porta alle sue conseguenze e alle sue soddisfazioni. È la passione che porto dentro da anni e quello che ho scelto.

  • A inizio percorso ti eri immaginato di entrare in una realtà come la Sony?

Assolutamente no, per me è stato un sogno poter firmare con etichette discografiche. Da bambino già le conoscevo e fantasticavo che mi chiamassero, quindi è stata una grande soddisfazione, tra le prime che ho ricevuto. Poter avere una squadra dove lavorano tutti insieme per far uscire cose nuove e dei lavori assurdi, sono rimasto molto contento. Assolutamente non me l’aspettavo.

foto di Nicola Siciliano

  • Questa passione per la musica, per il rap e per questa cultura, quando si è sviluppata in te? Cosa ti ha fatto capire che volevi fare questo nella vita e che potevi farlo?

La musica in generale, non soltanto la musica rap o trap, è sempre stata con me, non mi ha mai lasciato. L’ho capito quando uscì il pezzo con GeôlierP Secondigliano” che si faceva sul serio e che quella era la mia strada da seguire. Mi ha portato a lasciare la scuola, e fare molte cose diverse tramite cui capisci veramente chi sei e chi stai diventando.

  • Come ti sei evoluto dai tempi di “Pe Secondigliano” ad oggi? Come artista intendo.

Mi ha cambiato moltissimo, sono cose che noto anche confrontandomi con le persone che mi vedono più grande, come se avessi avuto un’esperienza lunghissima ma non è assolutamente così. Giustamente quando conosci e frequenti certe situazioni impari a conoscere.

  • Hai preso anche consapevolezza dei tuoi mezzi immagino.

Si avendo a che fare con persone che hanno più esperienza impari anche tu. Tornando al discorso iniziale, devo fare ancora tantissima strada, questo è soltanto l’inizio.

  • Questa estate hai collaborato con una leggenda del rap napoletano e italiano, Ntò. Cosa rappresenta per te questa figura? E come nacque quel pezzo?

Ntò ricordo che voleva già vedermi in passato con Geôlier e poi siamo rimasti a stretto contatto. Per me lui è stato anche un’ispirazione di vita con i Co’Sang ed è una figura che per tutti noi giovani che facciamo musica rappresenta un padre artistico. Mi sono trovato molto bene a lavorare con lui.

  • Quindi Ntò ti ha fatto un po’ da padre artistico in questo senso.

Ntò mi ha fatto capire anche come funzionano le cose essenziali, come funziona questo campo, come muoversi. Per me è stata una figura da poter seguire, con cui sono nato, poter collaborare con lui per me è stata una cosa bellissima. È stata l’apertura di un cerchio.

  • Ti piacerebbe ricollaborarci, magari ne avete già parlato?

Si si, assolutamente.

  • “Mambo” è l’ultimo di una serie di singoli che stanno andando molto bene. Anticipano un progetto? Se sì, cosa possiamo sapere a riguardo?

Mambo” come dico anche nelle storie è soltanto l’inizio dei progetti a cui stiamo lavorando per il futuro e lo classifico più come apertura di un ciclo. Quest’ultimo è stato soltanto l’inizio, spero, di una lunga serie.

  • Quali sono i tuoi obbiettivi nella musica? Quali sono le tue priorità?

Ti dico che il mio obiettivo è stimolare chiunque abbia un sogno a continuare a crederci, concordo con Sfera quando dice “se ce l’ha fatta Sfera Ebbasta possono farcela tutti, credendoci e facendolo con passione”. Non fermarsi mai, non arrendersi mai, nonostante i grandissimi ostacoli. Il mio obiettivo è poter far immedesimare anche i ragazzi come me che hanno un sogno, poter essere un’icona per tutti i ragazzi di un quartiere come quello da dove vengo io, dalle periferie. Non è solo camorra o malavita, è anche verità. Dalla periferia nascono persone più creative. È dalle periferie che nascono le persone dal niente. Il mio obiettivo è essere un’icona per tutti coloro che ci credono.

Realizzata da Matheus Gualchieri.

Ph copertina: @mirkomanzofoto.

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