Il giovane rapper milanese Silent Bob non è un nome nuovo per gli appassionati della scena underground milanese. Classe ‘99 è uno dei candidati a uscire a livello nazionale già da qualche tempo e i risultati del suo EP del 2018 “Silent” lo confermano. Dopo una serie di singoli di ottimo livello il giovane rapper accompagnato dal producer di sempre Sick Budd decide di stupire ancora aprendo il 2020 con l’album “Piano B”. Le 15 tracce sgorgano sangue e una storia tutta da scoprire, le collaborazioni con Warez, Massimo Pericolo, Il Profeta e Dium aggiungono valore a un disco già ottimo e Sick Budd si conferma come uno dei nuovi volti dorati delle produzioni italiane. Lo abbiamo contattato per intervistarlo e chiedergli come ha concepito il progetto che sembra garantirgli la svolta.

cover Piano B

  • Ciao Silent Bob, come ti senti in questo periodo? Raccontaci la tua storia, cosa ti ha portato fino a qua?

Dopo l’ansia pre-disco, ora mi sento sicuramente più sereno e positivo riguardo al futuro. La mia è la vita di un ragazzo che, abitando in provincia, ha sempre trovato difficoltà a intraprendere una strada vera e propria nel mondo del Rap: sono nato a Milano ma mi sono spostato subito a Dorno un paesino di 4.000 persone dove di Hip-Hop non c’era nulla, quindi mi sono creato un po’ il mio immaginario. Con gli anni i miei amici hanno iniziato a dirmi che la roba che facevo era forte, uno di loro un giorno ha preso la macchina del padre e mi ha praticamente costretto a partecipare ad un live contest organizzato proprio da Bullz Records. E’ da qui che parte la nostra storia insieme, ora che abbiamo chiuso il nostro primo disco siamo più uniti che mai.

  • Il 10 gennaio è uscito il tuo album con Sick Budd, “Piano B”. Cosa significa questo titolo?

Il significato del titolo del nostro disco può avere una duplice interpretazione. Da una parte rappresenta la musica come alternativa ad una vita standard e monotona, dall’altra “Piano B” vuole essere un prodotto lontano dal trend, ma comunque attuale. Il titolo del disco vuole dare proprio espressione alla scelta di mantenere una propria identità nella musica, ma anche nella vita.

  • È il tuo primo album ufficiale, quanto ci avete lavorato?

Abbiamo lavorato per circa nove mesi alla realizzazione di tutte le tracce. Non ci eravamo dati una scadenza fissa o un limite di tracce, ma quando abbiamo sentito che a livello musicale non mancava più nulla abbiamo chiuso il disco. Una volta terminata la fase creativa avevamo solo l’ansia di far uscire tutto e non pensare più a niente.

Foto di Sick Budd e Silent Bob

  • Che tipo di progetto volevate creare?

In realtà avevamo solo voglia di fare un disco, senza un progetto musicale ben stabilito. Abbiamo seguito il cuore e le nostre sensazioni dall’inizio alla fine, senza pensare troppo a quello che stava andando di moda in quel momento. Non ci siamo posti il problema di quello che avevamo fatto prima o di quello che avrebbero pensato gli altri, ma abbiamo semplicemente cercato di dare la nostra visione con originalità e spontaneità.

  • Che rapporto hai con Sick Budd e la realtà Bullz Records?

Le affinità musicali ci hanno permesso di legare fin da subito in maniera molto forte e con il tempo siamo diventati molto uniti anche a livello personale. Bullz è una famiglia più che un’etichetta per me. Con Budd ormai il rapporto è di fratellanza: abbiamo condiviso tanto grazie alla musica e sento che siamo arrivati a un punto in cui lui sa già cosa voglio trasmettere in un brano e proprio perché mi conosce così bene, riesce a creare ogni volta la “colonna sonora” giusta per le mie emozioni.

  • Nel disco troviamo una penna cosciente e avvelenata, quanto di te c’è in queste canzoni?

Tanto! Molto spesso mentre creavo i brani neanche stavo troppo a pensare a cosa stessi dicendo o come, scrivevo e basta e questo mi faceva completamente entrare nel flusso. Mi sono trovato a scrivere cose che neanche pensavo di ricordarmi in maniera così lucida. Ho scritto e basta, senza filtri… per questo c’è tanta rabbia.

Foto di Silent Bob

  • All’interno di “Piano B” troviamo dei featuring importanti. Come è nata la collaborazione con la leggenda milanese Il Profeta ad esempio?

Nella scelta degli ospiti del disco abbiamo voluto lavorare come team. Il disco, va detto, è un lavoro di un gruppo e ognuno ha dato un contributo enorme. In questo caso è stato Oscar White a proporre la traccia al Profeta, perché a tutti sembrava perfettamente calzante. A lui è piaciuta subito la roba e ci siamo trovati in studio per concretizzare il tutto.

  • Quella con Massimo Pericolo invece?

Ci conoscevamo tutti e tre da prima del suo successo mediatico e c’era già da tempo grande stima e rispetto reciproco. Mentre lavoravamo al disco abbiamo realizzato che MP era l’artista più vicino all’immaginario che ci rappresentava. Non abbiamo fatto altro che contattarlo per chiedere la sua disponibilità. Si è dimostrato da subito preso bene a lavorare a una traccia con noi; ci siamo trovati qualche tempo dopo in studio a lavorare a quella che poi è diventata “Autostrada Del Sole”. Siamo veramente soddisfatti del risultato finale.

  • Come vedi questa nuova scena milanese che si sta facendo spazio? Cosa pensi di poter dare di diverso?

Guarda, la scena milanese come quella italiana, negli ultimi anni ci ha dato veramente poche fonti di ispirazione a livello musicale. L’impressione è quella di avere una serie di artisti che non osano veramente, ma rimangono nella loro zona di comfort per essere sicuri di vendere più dischi (e la loro immagine). Ci si è abituati ad accettare tutto e farsi andare bene cose come brani e produzioni copiate. In generale a livello musicale ci sta un po’ stretta questa scena. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di portare l’attenzione del pubblico sulle nostre canzoni piuttosto che sui nostri profili social, ma soprattutto quello di rimanere nel tempo all’interno della scena e non fare la fine di metà degli artisti di punta odierni.

  • Che obbiettivi hai per questo 2020? Delle date live o magari stai lavorando ad altra musica?

Entrambi, perché ormai lo sanno tutti che un disco ha una durata veramente limitata che non ti permette di fermarti più di qualche mese. Ci stiamo organizzando per le date live e sicuramente a breve ci rimetteremo al lavoro in studio perché la fame è ancora tanta.

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