Il rapper classe ’99 ha fatto più volte parlare di sé e del suo quartiere nel corso degli anni. Inizia a rappare giovanissimo grazie al fratello che lo introduce nel mondo dell’Hip hop. A quel punto inizia a scrivere e pubblicare i suoi progetti, ricevendo anche molte attenzioni sia a livello regionale con “Emirati”, che a livello nazionale con il pezzo “Diglielo” in collaborazione con Cromo. Ad oggi quel brano su YouTube conta 1.8 milioni di views. Nel 2017 firma con Dogozilla, l’etichetta di Don Joe. In seguito fa uscire il suo primo progetto ufficiale “Black fury”. Nell’ultimo periodo è stato lontano dalla scena per tornare il 19 giugno con l’album “Popular”. Abbiamo deciso di contattarlo per fargli alcune domande sul progetto e su come ha passato questo periodo di assenza.

  • Ciao Slash, questo progetto arriva dopo un periodo di lontananza dalla scena. Come hai passato questo momento di assenza?

Questo periodo di assenza mi ha dato tanta ispirazione per scrivere l’album. Sono partito e sono andato a Parigi con il mio manager. Li’ ho preso molta ispirazione, ho sentito delle vibes nuove, ho visto il quartiere, che li è un concetto molto forte. Dopo mi sono spostato a Milano per poter lavorare, andavo in studio e registravo. Questo periodo mi ha aiutato anche a lavorare su me stesso, infatti nell’album ho deciso di portare Andrea. Voglio che con questo progetto la gente mi riconosca come Andrea e non più come personaggio il negretto che trappa con le treccine. Voglio avere la mia fan base e questo periodo di assenza mi ha aiutato a capirlo.

Foto di Young Slash

  • Nella stesura di questo disco quali sono stati le tue principali fonti di ispirazione?

Le fonti di ispirazione sono state molto i viaggi e i posti che ho visitato, mi hanno dato una grande spinta nella scrittura. Dopo io essendo di Genova ho il mare proprio fuori dalla porta, e il mare è la cosa principale. Una cosa che mi ha aiutato nella stesura è stata quella di non omologarmi, volevo portare un prodotto che fosse mio ed unico, testi belli rappati che si differenziano dalla solita trap che sentiamo. Anche questa è stata una fonte d’ispirazione importantissima.

  • Perché l’album si chiama “Popular”?

Popular, vuol dire popolare e rispecchia la fama a livello di quartiere, di personaggio e di vita in sé. Il mio concetto di Popular si basa su popolari in popolari. Popolari ovviamente per la case popolari, noi siamo popolari nelle case popolari. Il concetto è molto forte e si sente nel disco. Parlo del mio quartiere, di quello che ho vissuto io. Parla molto anche della chiesa, perché io ho vissuto in chiesa quando mi sono trasferito a Genova. Sono arrivato a Genova quando avevo quattro anni, e per un periodo abbiamo dormito in giro fin quando la parrocchia di Voltri ci ha ospitati. Infatti il mio obbiettivo è portare in alto il quartiere ed è anche questo uno dei motivi per il quale ho chiamato il disco “Popular“.

Copertina POPÜLAR

  • In questo album si sente uno Slash con sonorità nuove, ad oggi dopo l’uscita dell’album ti senti più maturo?

Sicuramente sono maturato a livello musicale, ma questo è solo l’inizio. Con quest’album ho gettato le basi per portare avanti quello che voglio fare. E siamo carichissimi per il futuro.

  • Parlando di featuring il tuo album vanta dei nomi importanti quali Bresh, Vaz te e Vegas Jones. Ora ti chiedo come sono nate queste collaborazioni e se era la formazione finale dell’album o c’era qualche collaborazione che per qualche motivo non è riuscita ad essere presente?

I featuring son nati in primis perché siamo amici. Il pezzo con Vaz Tè è pronto da circa due anni. Anche con Bresh la collaborazione è venuta praticamente da sé, ci conosciamo dai tempi di Studio Ostile dove ci beccavamo in studio con Demo. Ci siamo sempre supportati a vicenda infatti sono contentissimo di averli nell’album. Invece Vegas è praticamente mio fratello. Vado sempre a Cinisello da lui, giro coi suoi amici loro vengono a Voltri da me. Ci siamo conosciuti quando sono entrato in Dogozilla, e ci siamo presi subito bene infatti abbiamo collaborato e sono onoratissimo di averlo nel mio album. Sicuramente avevo anche altre collaborazioni, che anche a causa del Covid non sono andate in porto, ma avevamo anche dei feat pronti che non ho voluto inserire per non fare un mescolone. Quindi diciamo che la formazione che avevo pensato e studiato per l’album è quella che c’è nel disco.

  • Un altro punto di forza di questo album sono senz’altro le produzioni forti e azzeccate, portano anche firme importanti come Demo, Joe Vain, Nebbia e Ryanairz. Come sono nate queste collaborazioni con i produttori?

I beat sono partiti tutti in studio. Con Demo mi ci becco ogni martedì in studio e facciamo musica insieme, e grazie a questo siamo riusciti a variare nelle produzioni passando da “Angeli Buoni” con i cori della chiesa, fino ad un beat afro-trap come “Lo Vuole”. Con lui c’è una sintonia particolare, fare musica con lui è come farsi le canne. Anche con Joe Vain siamo stati in studio insieme per creare i beat. Con Ryanairz ci siamo beccati in studio a Milano, dove ho registrato il disco, e abbiamo creato i beat. Stessa cosa con Nebbia, ci siamo beccati in studio ed è nato il beat. Sono orgogliosissimo di avere loro come produttori nel mio album, perché sono tutti ragazzi che stimo e apprezzo.

  • Nell’album c’è una canzone dedicata a tua mamma. Quale è il tuo rapporto con lei e cosa ne pensa di quello che fai?

Mia madre è come se fosse la mia migliore amica. Le dico tutto quello che faccio, condivido con lei le scelte che faccio e che devo fare. Infatti anche quando sono fuori la sera o sto a Milano, lei mi scrive sempre e mi chiede se è tutto okay o se sto dormendo. Mia madre è la mia supporter numero uno e le voglio un bene della madonna. E con questa canzone volevo chiederle scusa delle cose brutte che ho fatto, dei momenti bui che le ho fatto passare. Ci tengo molto a questo pezzo e sono felicissimo di averlo fatto.

  • In questo album lasci trasparire la tua persona in ogni sfaccettatura dalla più sensibile fino alla tua personalità di strada, mi piacerebbe sapere quali sono state le emozioni che ti hanno portato a confezionare questo prodotto?

Sicuramente bro le vibrazioni che ho sentito di più vengono anche dal quartiere, come ti ho detto sono stato in Francia e vedere quelle persone mi ha trasmesso delle sensazioni che non sentivo da un bel po’. Anche nei pezzi dove parlo della mia storia, sono cose che non ho mai detto e con questo album ho voluto raccontarle. Per far passare tutta la mia persona e farla arrivare a tutti.

  • Hai qualche obbiettivo per questo 2020 già travagliato?

Sto lavorando ad un sacco di roba nuova, mi sto concentrando molto sulla drill. Quindi i progetti che ho per questo 2020 sono quelli di fare musica nuova. In quest’anno farò parlare tanto di me e della mia città soprattutto, restate connessi.

Ringraziamo Young Slash per la disponibilità.

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