Enzo Dong è uno dei rapper che sta portando la scena campana sulla bocca di tutta Italia. Testi curati, metriche incalzanti e sound moderni sono solo alcune delle caratteristiche principali del rapper. Sul finire del 2019 ha pubblicato il suo primo album “Dio perdona io no” che ha avuto un ottimo riscontro. Nel 2020 oltre al feat nella traccia “Wannabe 3” è tornato con il singolo “A cap pa guerr” in collaborazione con Nicola Siciliano. Il brano ha totalizzato in due settimane 600mila streams su Spotify e mezzo milione di visualizzazioni su YouTube. È proprio in occasione dell’uscita del nuovo singolo che abbiamo deciso di porre alcune domande ad Enzo.

Foto di Enzo Dong

  • Ciao Enzo, come stai personalmente in questo periodo della tua vita?

A livello di soddisfazione personale sul lavoro sono un eterno insoddisfatto. Sto già lavorando ad un EP nuovo ed è appena uscito il mio nuovo singolo. In generale nella vita sono uno che non si accontenta mai. Ho bisogno sempre di nuovi stimoli e la mia musica ha bisogno sempre di essere alimentata. Se ti siedi su una poltrona ritenendoti arrivato e soddisfatto è la fine.

  • È da poco uscito il tuo singolo “A cap pa guerr” in collaborazione con Nicola Siciliano. Sei contento di come sta andato il pezzo e come è stato lavorare con Nicola?

Il brano su YouTube sta andando molto bene, mi aspettavo andasse meglio lì che su Spotify perché il pubblico napoletano è molto affezionato a YouTube.
Io e Nicola ci conosciamo da un bel po’, ci sono stati vari episodi che ci hanno fatto legare ancora di più. Mi viene in mente quando ad una serata per non so quale problema ci ritrovammo solo io e lui come artisti poiché gli altri non riuscirono ad esserci. Abbiamo improvvisato un live insieme alternando un pezzo l’un l’altro. Insieme abbiamo già fatto una serie di pezzi che uscirà a breve e anche durante la quarantena abbiamo lavorato molto assieme.

  • Con quale sentimento e stato d’animo hai scritto il testo di questo brano? Cosa volevi trasmettere?

La traccia esprime uno stato d’animo sofferente. L’espressione “a cap pa guerr” esprime una situazione sentimentale, sia mia che di Nicola ma anche di tutti gli artisti che fanno il nostro genere, che non riescono a vivere una situazione seria poiché hanno la testa altrove.
È possibile rapportarla quindi ai ragazzi della Campania che utilizzano l’espressione molto spesso. Loro non hanno niente nel cervello e non riescono a vivere una vita serena e tranquilla.

  • La scena campana sta crescendo esponenzialmente sia qualitativamente che dal punto di vista dei numeri, qual è il tuo parere a riguardo?

Io spero che l’evoluzione della scena campana non sia una cosa passeggera ma sia una cosa che possa affermarsi con il tempo. Secondo me il rap è visto troppo come il fenomeno del momento. Questo porta al fatto che tantissimi ragazzini escono con il pezzo del momento per poi sparire poco dopo. Ma a prescindere da questo io credo che attualmente la scena napoletana sia quella più forte in Italia.

  • Sul finire del 2019 è uscito il tuo primo album, ha comportato qualche cambiamento nel modo di ragionare musicalmente parlando?

Ti dirò che l’album non ha cambiato il mio modo di lavorare alla musica ma ha reso più impegnativo quello che faccio. Io ho iniziato senza aspettarmi che la musica potesse diventare un lavoro, con l’arrivo dell’album ho capito che bisogna fare tanti sacrifici per realizzarne uno. Questo ti porta tanto stress e tanta fatica sia mentale che fisica. Dopo l’album ho capito che devo tornare a fare musica e a vivermela come la vivevo prima. Durante la lavorazione dell’album mi sono trovato in mezzo a tante cose nuove per me e quindi sono stato preso alla sprovvista. Ho capito quali erano le cose da fare e da non fare. Per realizzare l’album ho girato per l’Italia poiché non avevo a disposizione uno studio fisso. Ora ne ho costruito uno mio personale in casa e questo mi porta a realizzare musica con molta più serenità e a viverla un po’ come quando ho iniziato.

  • Hai affermato più volte che per realizzare l’album ti sei stabilito a Milano, hai bisogno di ritornarci per avere contatti più diretti con i vari colleghi della scena e avere nuovi stimoli?

Sicuramente tornerò a Milano poiché è una città che mi piace tanto. Ho tantissimi amici lì e quindi a prescindere da qualsiasi cosa per nuovi progetti ci salirò di nuovo. Andrò a Milano anche per poter collaborare con altri artisti ma continuerò a produrre la mia musica da casa con tutta tranquillità.

  • La pandemia del Covid19 ha frenato quelli che erano i tuoi progetti per il 2020?

La pandemia mi ha rallentato solo sotto l’aspetto dei live. È tutto fermo da un bel po’ e stiamo aspettando che ripartano le serate che al sud probabilmente accadrà ad agosto. Non vedo l’ora di poter suonare in tutta Italia poiché io ho un pubblica sparso un po’ per tutte le regioni. Per il resto questa emergenza l’ho vissuta in maniera positiva sia lavorativamente che personalmente. Ho costruito il mio studio, ho avuto tempo per allenarmi e soprattutto per poter leggere che era una cosa che non facevo quasi mai. Ho iniziato a lavorare su me stesso e ho avuto tempo per riflettere su cose nuove da fare soprattutto dopo l’uscita del disco. Ormai la musica sta andando velocissima e sembra quasi che il disco sia uscito ieri. Purtroppo quando l’album ha cominciato a girare e le date stavano andando sold-out tutto è stato bloccato dalla pandemia.

Foto di Enzo Dong
photo by @levatolski
  • Da sempre hai alternato nei brani l’uso del dialetto all’Italiano, è una scelta fatta per arrivare in tutta Italia? In caso di risposta affermativa, secondo la tua percezione, questo sta avvenendo o ti senti ancora etichettato come il “rapper di Secondigliano”?

Ti dico che in realtà ho agito sempre per istinto, la musica che ho fatto non è mai stata pensata prima. Anche per il singolo con Nicola non ho pensato se farlo uscire in italiano o in napoletano, è uscito di getto e si sposava bene con il mood della traccia.
Con l’album invece mi venne spontaneo scrivere tutto in italiano e solo dopo mi accorsi che non ci fosse nessuna traccia in dialetto. Ciò mi ha portato ad aggiungere alla fine la traccia “O’ Rass” che è l’unica prettamente in napoletano del disco.

Si ringrazia per la disponibilità Enzo Dong e il suo ufficio stampa.

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Un’intervista realizzata da Mariano Fasulo.

Ph copertina: @levatolski.

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